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Romano - Dicono di noi

Catalogo

Davide Romano

Dicono di noi
Il Belpaese nella stampa estera

Presentazione Rosalinda Camarda
Prefazione Giuseppe Apprendi


SAGGIO

fuori collana
Pagine: 104
Prezzo: € 10,00
ISBN: -


Si sa che la stampa estera, che è poi lo specchio fedele del comune sentire dei Paesi di riferimento, ha avuto spesso da ridire su certe inveterate abitudini degli italiani, come, per esempio, la mancanza di puntualità, il poco rispetto per le istituzioni, una certa superficialità nella gestione della cosa pubblica, e quel modo un po' sbarazzino nel tenere fede agli impegni, soprattutto quelli di carattere internazionale. E pure ammirandone la bellezza dei monumenti e l'incanto dei paesaggi, nella maggioranza dei casi questi osservatori non hanno mai mancato di rimarcare la propria difficoltà a considerare l'Italia come un possibile luogo di residenza per un tempo superiore a quello di una vacanza. Certo la mentalità incide molto sul giudizio, ma è fuor di dubbio che noi stessi, al di là di ogni ragionevole spirito campanilistico, e pur considerando che anche altrove sono presenti gravi e seri problemi al pari del nostro Paese, abbiamo spesso motivo di ritenerci insoddisfatti della vita che conduciamo. Siamo però coscienti, almeno quelli come noi che abbiamo occhi per vedere ed orecchie per ascoltare, che se le istituzioni non funzionano come dovrebbero, se i servizi peccano sovente di una buona dose di impreparazione o peggio di inefficenza, causando non di rado ferite profonde agli utenti come nel caso della sanità, la colpa va equamente divisa con i cittadini che non hanno il coraggio di ribellarsi e di pretendere una migliore qualità della vita. È, questo, il filo conduttore di un agile volumetto (Davide Romano, Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera, Presentazione di Rosalinda Camarda, Prefazione di Giuseppe Apprendi, La Zisa, pp. 104, E. 10,00) che raccoglie alcune interviste rilasciate all'autore da alcuni giornalisti stranieri che per vari motivi sono venuti nel nostro Paese, e talvolta anche in Sicilia, negli ultimi anni. Si tratta, per lo più, di giornalisti moderati, talora accreditati preso la Santa Sede, come: Pauline Valkenet, olandese, corrispondente della rete televisiva "RTL Nieuws" e del quotidiano "Truw"; Mathilde Schwabeneder volto assai noto dell'emittente austriaca "Osterreichischer rudfunk"; Anne Le Nir, francese, autrice di numerosi e apprezzati servizi per "Radio France International" e per il giornale cattolico "La Croix"; l'italo-americana Costanza Barone del canale televisivo "CBS-News"; Aleksandra Bajka, vaticanista della radio polacca "RMF"; l'altoatesina Doris Ladstaetter; l'olandese Ewout Kieckens; e Sebastian Cresswell-Turner, autorevole firma del giornale conservatore inglese "Daily Telegraph". Taluno di loro ha il proprio appunto da fare, - ma senza acrimonia, anzi con affetto e amicizia -, spesso dovuto alla propria cultura o allo stile di vita abituale, ma tutti sono concordi nel riconoscere che il nostro Belpaese negli ultimi anni, in quella che noi genericamente potremmo definire l'età di Berlusconi, è notevolemente peggiorato come immagine di sé nel contesto internazionale. Anche l'attuale opposizione di centro-sinistra si è lasciata purtroppo imbastardire dall'andazzo generale. Non è riuscita, tranne qualche rara eccezione, ad offrire un volto dell'Italia nobile e serio. Del resto, basta guardare la nostra televisione, quella pubblica (non tutta, per fortuna) e quella privata (con rarissime, lodevoli eccezioni), come giustamente è stato osservato, per avere un'idea della volgarità e della ciarlataneria che ci circonda. E, sinceramente, ci fa male il cuore se pensiamo che per secoli questa nostra terra ha dato al mondo uomini come Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti, Giuseppe Verdi, Galileo Galilei, Leonardo da Vinci, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Federico Fellini, Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, o come Giuseppe Mazzini, Camillo Benso di Cavour, o, più recentemente, Antonio Gramsci, Alcide De Gasperi ed Enrico Berlinguer. Quell'epoca forse è finita. Oggi ci dobbiamo sorbire i protagonisti del "Grande Fratello" o della famigerata "Isola dei famosi", i tanti giornalisti che vendono il proprio onore per lauti compensi, certi spocchiosi intellettuali (almeno tali considerati, secondo aberranti logiche di mercato) che contrabbandano per cultura miserabili interessi di bottega, o uomini politici che starebbero meglio nel museo degli orrori per non parlare di quelli che sarebbe meglio confinare nelle patrie galere. Proprio sul versante della legalità l'Italia manifesta crepe profonde, che negli ultimi tempi si sono maggiormente accentuate. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e i tanti come loro che hanno pagato con la vita per dare un senso al bisogno di giustizia e di onestà della parte migliore del nostro Paese, che allora amava far sentire la propria voce e che adesso silenziosa è stata o si è messa all'angolo, sono un ricordo lontano. Non è forse la caccia al magistrato indipendente e deciso lo sport preferito di numerosi e ben individuabili gruppi dirigenti nazionali? E che dire di quei milioni di nostri connazionali che credono veramente che la libertà sia sinonimo di impunità? O che la democrazia sia una merce di cui si può fare a meno, che si può tranquillamente delegare a chi ci fa balenare davanti agli occhi la conquista a buon mercato di sogni impossibili? Non è un caso, dunque, che l'Italia si trovi oggi negli ultimi posti delle classifiche mondiali in ciò che è positivo, e nei primi posti in ciò che è negativo. Il guaio peggiore, però, è che i commenti salaci dei nostri visitatori non riescono più a toccarci. Ci siamo messi in un tunnel, che probabilmente ci toccherà percorre fino in fondo, prima di accorgerci del rischio a cui stiamo andando incontro. Quel giorno il libro di Davide Romano sarà ripescato dall'oblio, e qualcuno, bontà sua, ci verrà a dire che un giorno, tempo addietro, qualcuno, vedendo giusto e in anticipo, ci aveva ammonito, col sorriso sulle labbra. Speriamo, fortemente speriamo, che non sarà troppo tardi per riprendere la giusta via.(Maurizio Rizza - Isola Possibile 10 febbraio 2006).


Davide Romano (Palermo), giornalista, specializzato in informazione religiosa, si occupa di pubbliche relazioni e cura diversi uffici stampa. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L'Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L'Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. E' stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98.
Con la casa editrice La Zisa ha pubblicato: L'amore maldestro (2001), La linea d'orizzonte tra carne e Cielo (2003, con Salvatore Insegna), La buriana e altri racconti (2003), Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), L'anima in tasca (2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005) e La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007).





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