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3 marzo 2012 - 11 giugno 2010


3 marzo 2012

“Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Lega Nord, e che nessuno vi ha mai racconto, adesso ve lo svelano, con un libro, due giornalisti siciliani”
di Chiara Pane

Fabio Bonasera e Davide Romano, “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord”, Edizioni La Zisa, pp. 176, euro 14,90, 2a ristampa

Negli ultimi anni la Lega Nord ha registrato una considerevole crescita dei consensi, spopolando nelle varie tornate elettorali e arrivando persino a essere il primo partito in regioni come il Veneto, dove il 35 per cento dei votanti ha scelto il verde Sole delle Alpi, che, al momento, pare non temere eclissi. La vetrina del partito fondato dal Senatùr è variopinta: tutti ne conoscono i protagonisti quasi mai moderati, gli slogan chiassosi, le idee portanti e la simbologia eccessiva, che campeggiano su giornali, tv e siti internet. Ma quali sono le sue zone d’ombra? Quali le dinamiche non proprio cristalline, i paradossi torbidi, i retroscena talvolta inquietanti di chi da anni è ormai saldamente strutturato alla guida del paese? Da questi interrogativi nasce “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord”, di Fabio Bonasera e Davide Romano (La Zisa, 176 pagine, 14,90 euro). Secondo la tesi degli autori, entrambi giornalisti, non si tratta sic et simpliciter dell’ennesimo esempio di politica italiana che non brilla per coerenza, virtù e integrità morale. Nel caso della Lega Nord la questione è più complessa, e merita pertanto di essere sviscerata e analizzata a fondo.

Partendo dalla preziosa prefazione di Furio Colombo – che centra immediatamente uno dei grandi e attuali paradossi italiani, “Un partito secessionista al governo è un fatto unico” – il libro si serve di documenti e interviste per ricostruire la storia del Caroccio, dagli inizi fino ai giorni nostri. Illuminanti le testimonianze di chi nella Lega ha militato per anni, riconoscendosi negli ideali e nei programmi sbandierati dal primo Bossi, per poi restare inevitabilmente deluso dalle contraddizioni e dal tradimento sistematico di tutti quei valori di cui all’inizio il partito si fregiava. Le parole di Gianfranco Biolzi, Fabrizio Comencini ed Ettore Beggiato – tutti “delusi” ex leghisti, cacciati o allontanatisi volontariamente – svelano molti aspetti del grande inganno, alla base del quale c’è lo strano status del partito, e cioè quello di essere al contempo Lega di lotta e Lega di governo, Lega che urla “Roma ladrona” e che allo stesso tempo siede gli scranni del Parlamento, percependo per questo più che lauti stipendi e godendo di tutti i privilegi che derivano dalla diretta gestione del potere. Quella Lega il cui leader, Umberto Bossi, offende più volte pubblicamente il tricolore – e per questo viene condannato per reato di vilipendio alla bandiera italiana –, ideologizza i propri programmi nel fantomatico tormentone della secessione e malgrado ciò dal ’94 giura fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica italiana, che, vale la pena di ricordarlo, è una e indivisibile.

A ogni pagina si scopre un passo della danza trasformista della Lega, che con toni eclatanti, propri del suo stile, attraversa obliquamente lo scenario politico, afferma di tutto e dopo un secondo fa l’esatto contrario, lancia accuse violente agli stessi personaggi politici con cui stringe coalizioni necessarie. Come nel caso del controverso rapporto con Berlusconi, prima alleato durante il primo governo nel ’94, in seguito vittima del celebre ribaltone – cui seguono le accuse di collusione con la mafia dalle pagine del quotidiano La Padania, – e infine nuovamente alleato, non certo per affinità ideologiche e di programmi, quanto per la solita, imperante logica del do ut des: Bossi assicura l’appoggio del suo partito e Berlusconi ripiana i debiti di una Lega, è il caso di dirlo, al verde, che vede minacciata la sopravvivenza dei propri media (giornali, tv, radio e affini) e non può permettersi l’acquisto di alcuni prestigiosi palazzi da utilizzare come sedi di partito. Il tempo per restituirsi i favori, poi, c’è sempre: nel 1998 la Lega vota compatta contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Cesare Previti – tradendo così anni di politica giustizialista – e in seguito Forza Italia ricambia votando contro l’autorizzazione a procedere per il Senatùr, cui viene contestato il reato di istigazione a delinquere per affermazioni contro An durante un comizio. Le dinamiche permangono uguali tuttora, in nome di un potere che, bene o male, permette di accontentare tutti: e così se Bossi fa la voce grossa, il Cavaliere apporta qualche modifica ai programmi per non urtarlo troppo e assicurarsi così il sostegno soprattutto in fatto di temi legati alla giustizia, e i leghisti dal canto loro, sebbene dalle valli padane annuncino battaglie a periodi alterni, una volta giunti a Roma accettano parecchi compromessi per portare a casa il tanto declamato federalismo.

Nell’accurata ricostruzione dei due autori siciliani, quindi, il partito delle Camicie Verdi ha assunto tutte le brutture e i vizi che contestava alla Prima Repubblica. In fatto di nepotismo, ad esempio, i leghisti non sono secondi a nessuno, sebbene inizialmente si proclamassero rivoluzionari (non va dimenticato che Bossi viene politicamente svezzato dal Partito di unità proletaria per il comunismo, mentre Maroni esordisce da “compagno” nelle file di Democrazia Proletaria) rispetto a certe logiche. Dunque, eccolo lì, il Trota, bocciato all’esame di maturità per ben tre volte: il curioso caso di un genio incompreso da tutti tranne che da papà Umberto. Il quale, invece di procurare al figlio dei libri semplici, “ad usum Troti” insomma, fa ricorso al Tar e lancia una campagna di demonizzazione contro gli insegnanti del Sud, colpevoli di martoriare gli studenti del Nord, dimenticando per un attimo di essere sposato con Manuela Marrone, maestra di origini siciliane. Il talento (ben nascosto) di Renzo Bossi viene infine premiato, e il Trota a 21 anni e 6 mesi diventa il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia: un incarico prestigioso e ben remunerato, degno del curriculum dell’ultimo arrivato a bordo del Carroccio. Ma anche il resto della dinastia Bossi si è istituzionalizzata: Franco e Riccardo Bossi, fratello e figlio primogenito del Senatùr, sono portaborse rispettivamente degli europarlamentari leghisti Matteo Salvini e Francesco Speroni, con uno stipendio che si aggira attorno ai dodicimila euro. Infine, per citare un ulteriore caso di clientelismo leghista, già certificato da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ne La Casta, e approfondito da Bonasera e Romano, va segnalato lo scambio di coppia – professionale, s’intende – operato nel 2001 da Maurizio Balocchi e Edouard Ballaman, all’epoca rispettivamente sottosegretario agli Interni e questore della Camera. I due, infatti, ordiscono un giochetto familiare semplice: il primo, Balocchi, coopta come collaboratrice Tiziana Vivian, ai tempi moglie di Ballaman, mentre quest’ultimo dopo pochi giorni assume a Montecitorio Laura Pace, compagna di Balocchi. Mogli e buoi…

L’impalcatura dell’inganno padano, come si evince dal volume, è complessa e ben costruita, frutto di un paziente e lungo lavoro da parte di tutti i membri. Gli intenti moralizzatori dei bossiani che additavano gli sprechi di “Roma ladrona” e accusavano gli altri di usare impropriamente il denaro pubblico per assecondare interessi, privilegi e vezzi propri, crollano impietosamente di fronte a quanto documentato nelle pagine del libro, dove vengono sciorinati esempi di “Quello che un leghista coerente non dovrebbe fare”. Così apprendiamo che è buona abitudine da parte di parecchi neosindaci della Lega (ne sono un esempio quelli di San Donà di Piave, Asolo, Bussolengo e Cornuda) aumentarsi o addirittura raddoppiarsi lo stipendio non appena s’insedia la propria giunta. Per non parlare della passione per il vetro di Murano coltivata da Francesca Zaccariotto, presidente della provincia di Venezia e sindaco di San Donà di Piave, passione che la spinge a spendere 27mila euro versati dai contribuenti per due lampadari da piazzare nelle sue due sedi di lavoro. E anche quando i propositi sono buoni, i risultati hanno risvolti grotteschi: il già citato Ballaman, presidente del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, nell’aprile 2010 adotta l’oculata decisione di rinunciare all’auto blu e all’autista, facendo risparmiare, all’apparenza, un po’ di denaro pubblico. Tuttavia, la Regione non solo gli elargisce 1.740 euro al mese per il noleggio di un’auto privata, ma riserva un rimborso di 3.210 euro mensili a tutti i consiglieri provinciali privi di autista. Peccato, le premesse per dare un buon esempio c’erano tutte. Ma, come sostengono i due autori, “La verità è che i tagli, alla Lega Nord, piacciono quando non riguardano il proprio portafogli”, e difatti, in barba alla crisi economica in cui versa il nostro Paese, Bossi e i suoi appoggiano la creazione di un quarto ministero per il federalismo – oltre a quello delle Riforme per il federalismo di Bossi, della Semplificazione normativa di Calderoli e degli Affari regionali di Fitto –, da affidare ad Aldo Brancher, che il 18 giugno 2010 diventa ministro per l’Attuazione del federalismo. Due giorni dopo, il 20 giugno, il Senatùr dal palco del raduno di Pontida precisa: “C’è un solo ministro per il federalismo e sono io”. Evidentemente, quello dei leghisti è solo un modo per combattere attivamente la disoccupazione.

E a proposito di federalismo, ancora una volta accorta e caustica è la critica degli autori, i quali, oltre ad analizzare la retorica che ruota intorno al più ambito obbiettivo dei leghisti protetti dall’ala del Cavaliere, analizzano i motivi per cui negli ultimi dieci anni, sette dei quali al governo, non si sia arrivati ad attuare quello che un tempo veniva chiamato devolution. Emerge dall’inchiesta che si tratta di un meccanismo estremamente complesso e delicato da far funzionare, peraltro con venti Regioni all’appello e, soprattutto, con una copertura finanziaria assolutamente inadeguata. E anche se Bossi tutto questo lo sa benissimo, il suo atteggiamento pubblico è quello di far credere che le colpe e le inefficienze sono sempre altrui: tale stasi perpetua la legittimazione del ruolo della Lega in seno alla politica italiana e permette al Senatùr di avere sempre l’ultima parola su tutto. Con buona pace degli elettori fedeli e federalisti.


Molti altri sono i temi trattati nel volume, che registra una seconda ristampa dopo appena una settimana dalla pubblicazione. La fenomenologia leghista riserva lati oscuri e scheletri nell’armadio volutamente taciuti in nome di una discontinua moderazione che si confà a un partito al governo. Nulla sfugge ai due navigati giornalisti: la pericolosa persecuzione dell’alterità – l’infestante slogan “tolleranza zero” ne è la quintessenza – che si declina nella xenofobia, nell’omofobia, nell’antimeridionalismo e nella lotta all’immigrazione, con la conseguente e non troppo velata convinzione che la “razza padana” sia la migliore; l’allarmante vicinanza di alcuni esponenti leghisti con il movimento lefebvriano che, com’è noto, è risoluto negazionista della Shoa; la simpatia di soggetti come Mario Borghezio nei confronti di vari gruppi dell’estrema destra extraparlamentare europea in odor di fascismi; l’imbarazzante pochezza politica di certuni, come Roberto Calderoli – l’uomo dal guardaroba irrispettoso che afferma “Sì ai campanili, no ai minareti” –, che il 15 marzo 2006 su Canale 5 senza mezzi termini definisce una “porcata” la legge elettorale da lui stesso firmata; le innumerevoli uscite infelici di Bossi e dei suoi accoliti durante le carnascialesche manifestazioni leghiste, in cui tanti, troppi di questi individui appaiono come la caricatura d’un cancro politico. Eppure ci governano e intascano i nostri soldi: il bel Paese è anche questo. Per ciò è importante leggere Inganno padano, un prezioso e dettagliato documento molto più che dietrologo sulla Lega Nord, che ne svela aspetti ignoti e ne ribadisce e approfondisce altri noti, frutto di un accurato studio da parte di Bonasera e Romano, che dalle pagine del volume sembrano sussurrare ai loro lettori “Poi non dite che non ve l’avevamo detto”.


2 marzo 2012

Lega Nord: "L'IdV, a Lucca, sa fare solo ad offendere gli avversari" (sic!)


«È questo lo spessore politico e la proposta dell'IdV in vista delle elezioni amministrative a Lucca?». Se lo domanda Claudio Morganti, eurodeputato della Lega Nord Toscana, in seguito alle dichiarazioni di alcuni esponenti dell'Italia dei Valori come, Maria Luisa Chincarini, consigliera regionale, e Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dei Deputati, durante la presentazione in Palazzo Ducale a Lucca del libro "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord" scritto dai giornalisti siciliani Fabio Bonasera e Davide Romano, quest'ultimo intervenuto al convegno.
«Trovo scandaloso – chiosa Morganti – che un partito che siede in Parlamento e che fa del tema della giustizia e della lotta agli sprechi i propri cavalli di battaglia spenda i soldi dei cittadini toscani esclusivamente per parlare male di un altro partito, arrivando addirittura ad apostrofarlo come razzista e, nel caso di un ospite al convegno, fascista".
"A differenza dell'IdV - prosegue l'esponente del Carroccio -, la Lega Nord ha da sempre ben chiaro quale sia il proprio progetto politico. L'IdV, morto politicamente Berlusconi, adesso non sa chi attaccare e sposta il proprio mirino sulla Lega Nord. Prosegue, quindi, l'antipolitica dei dipietristi che continuano a vendere fumo negli occhi agli italiani non avendo idee e programmi politici, bensì soltanto critiche distruttive e lesive dell'immagine altrui. A quanto pare, la pochezza e la bassezza politica di questo partito ha raggiunto limiti invalicabili, soprattutto qui in Toscana dove è al Governo supportando Enrico Rossi quale responsabile politico del buco dell'Asl di Massa. Mi domando come si possano spendere soldi della Regione Toscana lanciando ingiurie contro un altro partito democraticamente eletto e che rappresenta il 6,5% dei toscani. Mi auguro che chi di dovere prenda i giusti provvedimenti così come mi auguro che a Lucca, così come nelle altre realtà che vanno alle Amministrative, non si abbia niente a che fare con personaggi del genere il cui unico fine è quello di alzare fino al collasso il clima dello scontro".
"Sarebbe facile anche per noi – fa notare Morganti – utilizzare i soldi dei cittadini toscani per organizzare convegni, parlando pubblicamente dei rimborsi elettorali dirottati verso gli affari immobiliari del signor Di Pietro sui quali sta indagando la Magistratura, oppure sul consigliere provinciale di Bologna dell'Idv, Paolo Nanni, che ha utilizzato il pass di un disabile deceduto due anni fa. E che dire del consigliere pugliese indagato per pedopornografia. La lista sarebbe lunga, ma mi fermo qua...".




1 marzo 2012

"Al solito posto" di Fabio Comisi


Una Catania pittoresca, contraddittoria ma sincera, è il teatro di una travagliata storia di amore e dipendenze, che in quattordici anni intreccia le vite non soltanto di Fabio e Marco, i protagonisti della vicenda, ma di altri personaggi che in qualche modo sono sia vittime che carnefici, attori e spettatori nel gioco della vita.
L’amore tra due persone dello stesso sesso è tutt’oggi, per molte persone ed in molte parti del mondo, qualcosa di sbagliato e deprecabile, da evitare o, almeno, da nascondere, quindi vivere nell’assoluta clandestinità.
In una Catania un po’ borghese ed un po’ provinciale, dove ogni cosa rivela sempre il suo immancabile contrario, la storia di Fabio e Marco è una queste storie nascoste.
Ma oltre ad essere una storia clandestina, per quanto lunga, è anche una storia complessa, una storia di dipendenza da sé stessa e dalla droga, dal denaro, del pregiudizio e dall’amore.
Marco è un ragazzo che, si scoprirà, a causa della dipendenza dalla cocaina comincerà a diventare scostante e superficiale, ed a causa della dipendenza dalle apparenze si sposerà, pur mantenendo il suo legame con Fabio. Fabio, a sua volta, dipende dalla presenza di Marco, e per quattordici anni non riuscirà a separarsene. Dipende anche dalla zia e dalla sua pensione, perché non ha un lavoro. Dipende dal suo mondo piccolo e borghese, ma alla fine troverà il coraggio di riprendere in mano ciòche resta, per ricominciare.
Al solito posto è una storia delicata e romantica, a modo suo, una storia che racconta delle molte sfaccettature dell’amore, una storia che potrebbe essere la storia di chiunque, e che può insegnare cosa vuol dire amare senza condizionamenti. Una storia forte che, nonostante tutto, alla fine lascia spazio alla speranza, come un piccolo vaso di Pandora.

ascolta l'intervista

Radio
17 gen 2012

Spaccatura nel Carroccio?

Sendung vom 17. Januar 2012

Ormai è scontro tra Bossi e Maroni, il quotidiano "La Padania” minimizza: "La leadership del Senatur non è in discussione”. In realtà la lotta interna risale a molti anni fa.

Domenica a Milano ci sarà una grande manifestazione contro il governo Monti a cui parteciperà tutto il popolo della Lega. Ma prima a Varese potrebbe andare in scena il Maroni day, l'ex ministro degli Interni è ormai diventato la guida dei leghisti scontenti e di coloro che mettono in discussione anche il ruolo del "Senatur” Bossi. Per questo Maroni sarebbe prima stato invitato ad abbandonare il partito ma poi, dopo le reazioni e la paura di spaccature interne, reintegrato. "Bossi è la Lega”, sottolinea ai nostri microfoni la direttrice de "La Padania”, Stefania Piazzo, ma le incomprensioni con Maroni risalgono al ribaltone del 1995, racconta ai nostri microfoni Fabio Bonasera, uno dei principali esperti di Lega Nord in Italia che, in collaborazione con Davide Romano, ha pubblicato il libro: "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord”.



nov 2011


16 nov 2011

Radio Spazio Noi-Inblu con Giovanna Curiale


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14 nov 2011

SICILIA, ALLA SCRITTRICE ROSARIA BRANCATO IL PREMIO SPECIALE LEGALITÀ


Siculiana (ag) - Assegnato il premio speciale “Tra le righe della legalità”, indetto dal comune di Siculiana e patrocinato dal Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Svilippo presieduto dall'onorevole Maria Grazia Brandàra, al libro di Rosaria Brancato “Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia” (Edizioni La Zisa). L’assegnazione del riconoscimento è avvenuta nell’ambito della seconda edizione del premio letterario, presieduto dalla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, “Siculiana tra le righe…un libro tra le mani”. Ventidue le case editrici presenti con i propri volumi. Il libro di Rosaria Brancato, “Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia” ricostruisce i 24 interminabili anni di ricerca della verità giudiziaria, svelando insabbiamenti e collusioni di un mondo parallelo a quello ufficiale, in cui criminali si mescolano alla gente perbene e alle istituzioni. Ma soprattutto, la Brancato restituisce voce alle vittime di questa vicenda: a Graziella, al fratello Piero -l'instancabile carabiniere che non ha mai smesso di cercare la verità. Non succede mai nulla di terribile a Saponara. I fatti accaddero a Saponara, un paesino arroccato sulle montagne, in provincia di Messina dove il 14 dicembre 1985, due giorni dopo la scomparsa, il corpo della 17enne Graziella Campagna venne ritrovato nello spiazzale di uno dei fortini che sovrastano la città. Su quel cadavere straziato, i chiari segni di un'esecuzione mafiosa. Rosaria Brancato giornalista professionista, è responsabile provinciale della commissione Pari opportunità della Fnsi e vice delegata nazionale.

(ilVelino/AGV)


13 nov 2011

LA BANCA DEI SOGNI


"E dire che tutto era cominciato con l'annuncio tanto atteso di una promozione a quadro di seconda. Direttore d'agenzia cioè (...) Una nuova filiale. Da aprire, da creare dal nulla.. Da gestire exnovo. Persone da conoscere, clienti da contattare". Il romanzo d'esordio di Giuseppe Cusumano, La terza banca, inizia così, con il profilarsi di una sfida, una prova che per il protagonista sembrerebbe avere più il sapore della beffa, che di un premio dovuto al giusto prosieguo di un "cursus honorum".
Il protagonista accetta però la scommessa e da quel momento ogni suo sforzo è rivolto alla attuazione di quell'obiettivo, l'apertura e la gestione di una nuova agenzia, nel tentativo di rendere concreto ciò che a prima vista poteva apparire come impossibile. Mettendo insieme un gruppo di lavoro affiatato, l'abile direttore di banca, riuscirà non solo a conquistarsi pian piano la fiducia della piccola comunità, custodendone e gestendone i loro risparmi, ma arriverà anche ad apprendere virtù e segreti di molti dienti.
Quando l'impresa si profila orami coronata dal successo, una lettera giunge sul suo tavolo e con essa l'incognita di una scelta. Un cambiamento che potrebbe per sempre interrompere la rassicurante quotidianità conquistata dal direttore, mettendo in discussione non solo la sua intensa e ingarbugliata relazione sentimentale ma anche le proprie ambizioni professionali.

(VALERIA FERRANTE)



ott 2011


19 ott 2011


14 ott 2011


13 ott 2011

Chiamarsi Giosue Carducci e lavorare in Fiat: l’imprevedibile monologo di Piero Macaluso


Come dice il protagonista all’inizio del suo monologo, “chiamarsi Carducci, Giosue Carducci, come il poeta, è una bella responsabilità”. Se poi, con quel nome, lavori in Fiat, è chiaro che diventi il bersaglio per un facile sberleffo. Ed infatti, già al primo giorno di lavoro, un collega, sentendolo presentarsi, dice: “Compagni, ma in che cazzo di tempi viviamo se pure i poeti vanno a lavorare in fabbrica”.

Allora, forse, vale la pena di chiarire subito che questo Giosue Carducci non esiste. O meglio, esiste, ma solo nelle sguscianti pagine di un imprevedibile monologo teatrale da poco pubblicato per i tipi di una piccola casa editrice siciliana, La Zisa.

Si intitola Il mio nome è Carducci e lavoravo in Fiat e lo firma Piero Macaluso, attore, regista e autore teatrale che per anni ha lavorato con Silvio Benedetto nel Teatro degli Appartamenti a Roma.

Questo Carducci, dunque, non esiste. Però esiste la sua storia, iniziata con le premure di “uno che conosceva un altro, che era parente di un tizio che andava a pescare con uno che ci aveva la parola”, passata per una tuta blu e per una serie interminabile di spostamenti, e finita con una cortese lettera di licenziamento (che alla fine, tanto cortese, a dire il vero non era).

Una storia rapida, scandita in quattro fasi, che non ha nessuna intenzione di imporre messaggi ma che, proprio grazie a questo, di spunti ne offre a bizzeffe.

Innanzitutto per il tema, quello del lavoro, e in particolare del lavoro in Fiat. E poi per il metodo. Scrive Valentina Sauro, nella prefazione, che nel monologo di Giosue le sue parole non si rivolgono a nessuno in particolare, ma sono “per lui lo strumento necessario per prendere coscienza della realtà, per esternare il suo dolore e il suo universo interiore”.

È vero, ma bisogna pure precisare che il pregio di Macaluso risiede in gran parte nel tratto, tanto denso nei contenuti quanto delicato nella scrittura.

Ad esergo del monologo, il suo autore cita Gaber, ricordando – come faceva una sua celebre canzone - che “qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia”. A noi, il suo libretto, ne ricorda invece un’altra: “Tic”.

Anche quella si può ascoltare così, con divertimento, ma la si apprezza davvero solo con un pizzico di riflessione e di immaginazione. Sempre che se ne senta il bisogno, perché, come dice l’operaio Carducci, “per immaginare ci vuole la voglia e anche per quella ci vuole il tempo”.


3 ott 2011

Facebook oscura profilo libro su Lega
Scritto dai giornalisti Fabio Bonasera e Davide Romano


Facebook ha rimosso il profilo del libro ''Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord'', della casa editrice palermitana La Zisa, scritto dai giornalisti Fabio Bonasera e Davide Romano. La pagina sul social network, realizzata dagli stessi autori alla fine del 2010 in occasione dell'uscita del volume (prefazione di Furio Colombo), riportava, fino alla sua rimozione, foto su eventi che riguardavano la pubblicazione e commenti che gli autori descrivono come per nulla offensivi.

(ANSA)


settembre 2011


20 ago 2011

Mariano Lanza alla scoperta del tesoro di Ruggero


Bagheria. E' stato presentato a Villa Cutò "Il tesoro di re Ruggero-Una storia siciliana", libro di Mariano Lanza edito da "La zisa" (pagg.320, euro 19,50).Il volume, con prefazione di Pasquale Hamel, narra fra realtà e romanzo la storia normanna del Regno di Sicilia sotto lo scettro di Re Ruggero II.Un romanzo storico dunque, ambientato nella Palermo del 1194, un anno che segna lo spartiacque tra l'epoca normanna in cui Palermo e la Sicilia erano al centro di uno splendido regno che si estendeva su tre continenti, e quella sveva in cui entrambe diventano una provincia dell'impero germanico. Da quel 1194 appunto per Palermo e la Sicilia si avvia un processo che le porterà a diventare, come afferma lo stesso Mariano Lanza, "sempre di più ruota di scorta del carro trainato da qualcun altro".Palermo è descritta in modo particolare. Viene accostata a una donna, una dolce fanciulla mediorientale distesa sul mare Mediterraneo che ha un incubo ricorrente, l'uomo nero, quell'Enrico VI di Svevia, figlio del Barbarossa, che, calato dal Nord, la violenterà. E i siciliani pagheranno un grosso tributo di sangue nel passaggio da un regno autonomo, quale è il normanno, ad un regno di semplice provincia.Proprio a quest'ultima fase si collega, tra fantasia e realtà storica come dicevamo, il lavoro di Mariano Lanza. Egli, con le dovute licenze consentite ad un'opera di invenzione che tratti eventi realmente accaduti, offre una sua personalissima interpretazione della fine di quella che resta, nell'età medievale, una delle più riuscite e moderne esperienze di governo, sulla quale gli storici, anche per la mancanza di fonti certe, sono ancora lontani dal proporre chiavi di lettura più che soddisfacenti."Il lavoro di Mariano Lanza dunque - si legge nella quarta di copertina - può essere letto come un romanzo e, per la sua accurata ricostruzione degli ambienti, dei fatti e degli uomini, come un saggio di storia. Godibile nell'un caso e nell'altro, al pari della migliore produzione letteraria di Luigi Natoli, il grande maestro del romanzo storico siciliano".

(Giuseppe Fumia)


13 ago 2011

Pettenghi e «La grande crisi del 1929»


Arriva in libreria: Ugo Pettenghi, con «La grande crisi del '29. Una storia che si ripete», con la prefazione di Nino Amadore. Con una nota di Michelangelo Bellinetti, Ed. La zisa. La Grande depressione del 1929 ha «molte analogie con i nostri tempi, fatti di drammi e numerosi suicidi, ma anche di economisti birbanti e truffatori. Un mondo costruito sul debito e sui castelli di carta che ha portato al crollo di grandi banche. Allora come oggi cittadini creduloni e ingenui hanno creduto alle magnifiche sorti e progressive dello stock exchange, della forza senza pari del mercato borsistico: Pettenghi descrive con minuzia l'euforia del 1928, le proposte che oggi appaiono pittoresche per rilanciare l'economia, il ruolo deficitario del governo degli Stati Uniti, l'entusiasmo di certi economisti pronti a scommettere che il valore delle azioni era destinato a crescere». Allora come oggi i «birbanti» riescono a farla franca, e tocca ai poveri illusi di pagarne le amare conseguenze.

(a.rav.)


11 ago 2011


ago 2011


17 lug 2011

Baldi ritorna con un volume «bisex»


Presto in libreria il volume di Silvano Baldi, «Bisex and the city», La zisa. La vita di Manlio è una spirale fatta di amori e disamori, d'inquietudine ed entusiasmo, di giorni atrofici e slanci vitalistici. Palermo, Amsterdam e Roma costituiscono lo scenario allargato dove il protagonista si divide tra il rapporto altalenante e profondo con Sophie, quello inaspettato con Marc e l'incessante e appassionata attività teatrale, che Manlio coltiva insieme ad amici con cui nel tempo intesserà relazioni cangianti. A raccontarci tutto questo è il suo sguardo, che assorbe ogni sfumatura del reale e la restituisce in maniera disincantata, disinibita. Una narrazione che, con uno stile quasi diaristico, elimina la distanza con il lettore e lo pone di fronte a un convulso caleidoscopio di riflessioni sulla vita, grumi di emozioni ed eventi inaspettati. Sullo sfondo musica classica, tarocchi e pietre preziose… Silvano Baldi vive a Palermo, dove lavora come assistente amministrativo all'Istituto comprensivo «Renato Guttuso». Ha pubblicato la raccolta di poesie «Nel vico degli strami». Con Bisex and the city esordisce come narratore.

(a.rav.)


5 giu 2011

Libro: Inchiesta
Il libro nero della pedofilia


CHI sono i pedofili? Che vita conducono? Quali giustificazioni adducono quando ven¬gono scoperti, arrestati e processati? Sono catalogabili in un'unica tipologia o ciascuno di loro ha volto, storia, orientamenti sessuali differenti? Massimiliano Frassi - che è presi¬dente dell'associazione "Prometeo" dedicata proprio all'infanzia violata - in questo suo Il libro nero della pedofilia prova a fornire un'alfabetizzazione elementare sul tema: per offrire dati statistici, ipotesi interpretative, prospettive di intervento. Ma anche per sfatare pregiudizi («secondo la Cassazione, la pedofilia di per sé non esclude né attenua capacità di intendere e di volere, quindi non è da considerarsi una malattia mentale») e per smontare coperture istituzionali (in cui la chiesa cattolica si è dimostrata molto abile, ma non in esclusiva: vengono riportate testimonianze riguardanti i Testimoni di Geova, gli Amish nonché varie sette più o meno "sataniche", la cui omertà a proposito di abusi rituali è scontata).
Leggere libri come questo non è piacevole. Vengono evocati casi di un'efferatezza che supera le capacità d'immaginazione di un lettore medio. Se non si ha il gusto dell'orrido, l'unica motivazione adeguata è voler impegnarsi - come suggerisce nella intensa prefazione il magistrato palermitano Alessia Sinatra - a lavorare su una tragedia dalla «dimensione culturale, sociale e politica».

(Augusto Cavadi)

ilgrandevetro
maggio/giugno 2011


9 giugno 2011

Marcello Micci e Flavio Grasselli intervistano Massimigliano Frassi Presidente dell'Associazione Prometeo per la lotta alla pedofilia.



ascolta l'intervista


24 apr 2011

Il mitico comandante «Barbato»

Pompeo Colajanni, nisseno, aderì alla Resistenza e guidò le brigate partigiane in Piemonte. Il 28 aprile '45, dopo duri combattimenti, con i suoi uomini, con l'appoggio della popolazione civile e di operai Fiat, riuscì a liberare Torino dai nazisti

«Nel pomeriggio… la valorosa 49ª Garibaldi…, che si trova dopo vivaci combattimenti nei pressi della Cornaia, chiede direttive. Rispondo: "Asserragliatevi nelle case vicine alle caserme, combattete alla garibaldina contro i carri, non lasciate le posizioni conquistate con tanto sacrificio". Lo stesso ordine do, sempre per telefono, a "Trumlin" che si trova pure in posizioni molto avanzate. Intanto le divisioni procedono, braccano i carri armati e stringono da presso gli obiettivi centrali. Nella notte la resistenza crolla in quasi tutti i posti. Il 28 (aprile) mentre si stroncano le ultime feroci resistenze e si inizia la lotta contro il cecchinaggio…, il popolo in delirio festeggia gli artefici della sua liberazione, gli operai eroicamente insorti e i partigiani vittoriosi della lunga, difficile guerra». Le racconta così il comandante partigiano Pompeo Colajanni (nome di battaglia «Nicola Barbato», in onore del medico di Piana degli Albanesi, mitico capo dei fasci siciliani di fine '800) la notte del 27 e la mattina del 28 aprile '45, che determinarono la liberazione di Torino dall'occupazione nazista (Le cospirazioni parallele, La zisa, Palermo, 2008). Infatti, è stato lui il liberatore del capoluogo piemontese. Lui, insieme con altri 2.346 partigiani siciliani effettivamente riconosciuti (tra cui anche il corleonese Giuseppe Siragusa, dirigente socialista locale), mise in gioco la sua vita per ridare dignità, libertà e democrazia a Torino, al Piemonte e all'Italia. E non fu impresa facile. Infatti, il 13 novembre del '44, il generale Harold Alexander, comandante militare del settore mediterraneo delle forze alleate, aveva invitato tutte le formazioni partigiane a smobilitare fino alla primavera prossima. Ufficialmente, per non incappare nei rigori dell'inverno, di fatto per ridurre al minimo il ruolo dei partigiani nella liberazione d'Italia. Ma Pompeo Colajanni, già comandante unico - nell'ottava zona di Monferrato - di tutte le formazioni partigiane, mise in giro le proprie staffette con l'ordine invece di rinserrare le fila e non abbandonare le postazioni conquistate. E così fecero tutti gli altri capi partigiani. Ma, come se non bastasse, nel dicembre '44, il tenente colonnello John Stevens, paracadutato in Piemonte, s'impegnò attivamente per ritardare al massimo il congiungimento delle formazioni partigiane con la resistenza cittadina e delle fabbriche. Fino all'ultimo, mentre le formazioni partigiane stavano attuando l'ordine «E 27» (liberiamo Torino), Stevens inviò loro ordini e false informazioni per bloccarle e dare modo alle truppe alleate di precederle. Ma il trucco fu scoperto, i partigiani calarono su Torino e, dopo tre giorni di durissimi combattimenti, riuscirono a liberarla. Un ruolo decisivo nel determinare la vittoria finale l'ebbero tanti semplici cittadini e tanti operai delle fabbriche torinesi, che combatterono al fianco dei partigiani e diedero loro il coraggio di rifiutare la tregua d'armi offerta dai nazisti. «Ho poteri per combattere o per accettare la vostra resa senza condizioni», rispose il comandante «Barbato» al famigerato capitano Alois Schimdt, comandante della polizia di sicurezza germanica. «Faremo fare a Torino la stessa fine di Varsavia», replicò sprezzante Schimdt. È questa una delle pagine eroiche della Resistenza italiana, culminata nella Liberazione nazionale, di cui domani si celebra il 66° anniversario. A Pompeo Colajanni la città di Palermo ha dedicato nel 2000 un cippo al Giardino Inglese, accanto al monumento che ricorda i caduti di Cefalonia, davanti al quale ogni anno si festeggia il 25 aprile. Anche domattina, l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi) di Palermo, dedicata al comandante «Barbato», celebrerà la Liberazione al Giardino Inglese . «Nonostante sia Pasquetta, dobbiamo essere in tanti!», auspica il presidente Ottavio Terranova. L'iniziativa è organizzata insieme a Cgil, Cisl e Uil, alla Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane (Fiap) e all'Associazione nazionale Partigiani Cattolici (Ancp). «Da tutte le piazze d'Italia emerga con chiarezza la forza della democrazia e la volontà popolare di salvaguardarla, proprio nel momento in cui ricordiamo i tanti caduti per la Libertà, che certo non sognavano un Paese come questo», è stato l'appello di Carlo Smuraglia, neo-presidente nazionale dell'Anpi.

(Dino Paternostro)


23 mar 2011

Premio Ircac per la legalità alla Fidicommercio nissena


Palermo. Il premio Ircac per la legalità, giunto alla quarta edizione, è stato assegnato quest'anno alla cooperativa Fidicommercio di Caltanissetta. Le "menzioni speciali" sono andate invece alle cooperative "La zisa Comunicazione" e "Conca d'oro-Iti caffè" di Palermo, "Cura et natura" di Caltagirone, "Euroservizi" di Acireale, "Arenario" di Siracusa. Alla cerimonia hanno partecipato il commissario straordinario dell'Ircac, Antonio Carullo, che ha consegnato i riconoscimenti, e l'assessore regionale alle attività produttive Marco Venturi. "Sono orgoglioso di assegnare questo premio alla Fidicommercio di Caltanissetta e altre cinque menzioni speciali ad altrettante aziende che si sono distinte, nella loro attività, per aver promosso e perseguito un percorso di legalità", ha commentato Carullo. "Questa targa d'argento, premio esclusivamente simbolico è un segno attraverso il quale l'Ircac conferma il proprio contributo alla cultura antimafia e la sua presenza a fianco delle imprese cooperative".


23 mar 2011

PER L’ATTIVITÀ IN FAVORE DELLE COOPERATIVE ASSOCIATE

Premio Ircac a Fidicommercio

PALERMO. «In Sicilia oggi qualcosa è cambiato rispetto a cinque anni fa. Dal movimento che è partito da Caltanissetta, in particolare, da Confindustria e che si è allargato in tutto il mondo sindacale e imprenditoriale. Ma non basta. Bisogna mandare via tutta quei politici, burocrati o imprenditori che ancora non hanno capito che o si sta da una parte o dall’altra. Non ci possono essere linee grigie. La scelta deve essere netta». Sono state queste le parole pronunciate dall’assessore regionale alle Attività Produttive, Marco Venturi consegnando il IV Premio Ircac per la Legalità andato, quest’anno, al Consorzio di Garanzia "Fidicommercio" di Caltanissetta. «Un premio che - come ha sottolineato motivando le ragioni dell’assegnazione il commissario straordinario dell’Ircac, Antonio Carullo - nasce dalla convinzione che l’attività svolta in favore delle cooperative associate sia a tutti gli effetti un’azione antiusura e dunque particolarmente meritevole ».Oltre al premio alla Fidicommercio, l’Ircac ha assegnato cinque “menzioni speciali” ad altrettante cooperative siciliane che si sono distinte per il proprio impegno a favore della legalità: alla cooperativa “Conca d’oro” che ha rilevato l’Iti Caffè, sequestrata ai boss palermitani Graviano; alla “Euservizi” di Acireale il cui presidente ha denunciato i propri estortori;
a “La Zisa comunicazione” di Palermo che ha pubblicato numerosi volumi contrassegnati dal bollino Pizzo free di Addiopizzo; alla “Arenario” di Siracusa che gestisce un parco didattico in cui sono riprodotti i macchinari ideati da Archimede ed, infine, alla cooperativa “Cura et natura” di Caltagirone che si occupa del reinserimento sociale dei detenuti e gestisce il fondo Sturzo. Intanto stamattina alle ore 12,00 presso la sede del Consorzio Fidi Fidicommercio sita in Via Messina 69 Caltanissetta, si terrà una conferenza stampa per il riconoscimento al Fidicommercio del Premio Ircac legalità.

(ARIANNA ZITO)



25 mag 2011

Il libro nero della pedofilia


La pedofilia rappresenta l’aspetto più nero e malvagio che può assumere la crudeltà umana. I fatti di cronaca che incrociano o hanno per protagonista questo delitto si contano a decine, e probabilmente altre centinaia rimangono nascosti nell’omertà e nella paura. Il libro nero della pedofilia di Massimiliano Frassi, con una prefazione del Sostituto Procuratore della Repubblica Alessia Sinatra e pubblicato da La Zisa, tenta di dare uno sguardo a questo terribile mondo.

Con questo lavoro, lo scrittore e giornalista Frassi prova a raccontare tutto ciò che si muove all’interno di questo mostruoso fenomeno, dalla “caccia” sul Web alle potenti coperture e protezioni. Si parla dei numeri, delle reti tra pedofili, degli abusi in famiglia, nelle scuole e nelle parrocchie. Si raccontano incredibili e sofferenti episodi attraverso le testimonianze delle vittime.

La prima edizione di quest’opera, intitolata Predatori di bambini. Il libro nero della pedofilia, è del 2005, e questa appena uscita si presenta come un (doloroso) aggiornamento dell’argomento e dei fatti da raccontare.

Massimiliano Frassi porta avanti da anni una personale campagna di informazione e sensibilizzazione sulle tematiche della violenza sui più piccoli, sia in qualità di presidente dell’associazione Prometeo Onlus, sia attraverso la pubblicazione di libri sul tema, come Favole di bambini e dei loro orchi. Storie vere di infanzia violata, del 2009, o Ho conosciuto un angelo. La storia di Tommaso Onofri, edito nel 2008, dedicato all’angosciante storia del “piccolo Tommy”.


8 mag 2011

Osservatorio a Sud sulla Lega Nord


PARTITO di lotta e, nello stesso tempo, di governo. Grazie a quest' ambiguità di fondo, la Lega Nord ha costruito la sua fortuna politica, non senza una buona dose di furbizia e populismo. Ma ci sono altri aspetti che stanno alla base del potere del partito politico fondato da Umberto Bossi nel 1989: zone d' ombra su cui riflettono Fabio Bonasera e Davide Romano, nel libro Inganno padano. La vera storia della Lega Nord ", un' inchiesta che svela le trame nascoste che avrebbero dato vita al Carroccio, facendone poi un partito consolidato nelle istituzioni. Già nella premessa gli evidenziano la natura anticostituzionale che sta all' origine del partito leghista. Il primo articolo dello statuto lo dice chiaro e tondo: «Il Movimento politico denominato Lega Nord ha per finalità il conseguimento dell' indipendenza della Padania e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana». Queste basi sarebbero già sufficienti a mettere fuori legge le "camice verdi": qualunque movimento politico miri alla creazione di uno Stato autonomo all' interno della Repubblica italiana, dovrebbe essere perseguito penalmente. Il libro, che vanta la prefazione di Furio Colombo, ricostruisce tutta la storia leghista, dalle origini militanti di movimento di lotta alla sua consacrazione di partito di governo, raccogliendo le testimonianze scomode di chi, deluso, ha lasciato il Carroccio dopo la sua metamorfosi istituzionale.

(GIULIO GIALLOMBARDO )


15 mar 2011

“C'è chi lo chiama inganno padano”


Uno dei fenomeni politici più controversi nella storia istituzionale italiana viene analizzato a partire dalla sua nascita, nel libro “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord” (La Zisa, pagg. 176, euro 14,90) dei giornalisti Fabio Bonasera e Davide Romano. Gli autori delineano un percorso che offre lo spaccato del sistema di conduzione della politica nell'Italia del presidente Berlusconi, documentando le fasi della nascita del partito di Umberto Bossi. L'inchiesta di Bonasera e Romano mette in luce il legame di questa nuova realtà politica con la fine della Prima Repubblica, quando il bisogno di stabilità sentito dalla società civile a seguito di Tangentopoli avrebbe favorito l'infiltrazione di una mentalità secessionista, preoccupata di difendere interessi particolari contro un'istituzione Stato unitaria percepita come ambito dell'illecito emerso dalle indagini. Il volume è una raccolta di documenti e testimonianze che tracciano una mappa degli avvenimenti seguiti alla nascita del partito, concentrandosi sulle sue zone d'ombra. La prefazione è di Furio Colombo.


feb 2011


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13 mar 2011

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