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14 novembre 2007 - 2 novembre 2001


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14 novembre 2007

In libreria
"IL TEMPO LEGGENDARIO" DI ADRIANA PIAZZA


PALERMO - “Il tempo leggendario” (casa editrice La Zisa, pagg. 144, € 10,00), è il ritratto di un’epoca, di un clima intellettuale di una generazione. L’epoca è la Belle Époque palermitana, un momento tra i più affascinanti e fastosi del capoluogo siciliano, ma anche colmo di pregiudizi, di inutile decoro borghese, di falsi valori, avidità, ipocrisia, egoismi. L’autrice descrive con olimpica imparzialità la storia di una famiglia vista con gli occhi di una bambina: è dunque la storia di un’ infanzia e un’adolescenza analizzate con rara penetrazione psicologica, nonché l’immagine di una formazione intellettuale e morale. Assai presto, infatti, la piccola protagonista comincia a sentire i primi dubbi, comincia a intravedere i pregiudizi meschini, che si celano sotto la lucida superficie del mondo dorato della Belle Époque. Ma il processo di liberazione avverrà al prezzo di dolorose lacerazioni, nell’alternarsi di delusioni al contatto del mondo esterno e di dispiaceri familiari tra cui basti ricordare l’esperienza delle sorelle che lottano per strapparsi ai vincoli della società del tempo, e la tragica sorte di Franz, l’adorato fratello che è tra i personaggi più toccanti del libro. Infine, nelle pagine conclusive del romanzo, una revisione sentimentale, anch’essa dolorosa, condurrà la giovanissima protagonista alle soglie dell’età adulta. Adriana Piazza è nata a Palermo dove ha insegnato Lingua e letteratura francese nelle scuole medie superiori. Ha pubblicato testi scolastici dedicati alle problematiche del turismo e della civiltà francese (D’Anna - Firenze) e il romanzo «L’inflessibile voglia di Marie», sua prima opera di narrativa, oltre a numerosi racconti. Nel 2001 ha vinto il primo premio del concorso nazionale letterario «Il racconto breve – Nuccio Raffa». Successivamente, ha vinto diversi premi del concorso letterario Città di Avellino. Ha collaborato al mensile «Sicilia nell’arte e nella letteratura».

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14 novembre 2007

OMICIDIO RACITI
In libreria volume di Rosario Naimo

Dopo «Mondiali» e «La prima volta di Palermo in Europa», il giornalista sportivo Rosario Naimo torna in libreria con «2 febbraio», un instant-book pubblicato da «La Zisa» che riporta alla sera in cui la festa per il derby Catania-Palermo, la purezza e la gioia del calcio sono stati trasformati in tragedia per colpa della stupida atrocità di centinaia di irresponsabili. Il libro uscirà a fine novembre.



14 novembre 2007

"IL TEMPO LEGGENDARIO" DI ADRIANA PIAZZA

Il testo è il ritratto di un'epoca, di un clima intellettuale di una generazione. L’epoca è la Belle Époque palermitana, un momento tra i più affascinanti e fastosi del capoluogo siciliano.

“Il tempo leggendario” (casa editriceLa Zisa, pagg. 144, € 10,00) di Adriana Piazza, è il ritratto di un'epoca, di un clima intellettuale di una generazione. L’epoca èla BelleÉpoque palermitana, un momento tra i più affascinanti e fastosi del capoluogo siciliano, ma anche colmo di pregiudizi, di inutile decoro borghese, di falsi valori, avidità, ipocrisia, egoismi. L’autrice descrive con olimpica imparzialità la storia di una famiglia vista con gli occhi di una bambina: è dunque la storia di un’infanzia e un’adolescenza analizzate con rara penetrazione psicologica, nonché l'immagine di una formazione intellettuale e morale. Assai presto, infatti, la piccola protagonista comincia a sentire i primi dubbi, comincia a intravedere i pregiudizi meschini, che si celano sotto la lucida superficie del mondo dorato della Belle Époque. Ma il processo di liberazione avverrà al prezzo di dolorose lacerazioni, nell’alternarsi di delusioni al contatto del mondo esterno e di dispiaceri familiari tra cui basti ricordare l’esperienza delle sorelle che lottano per strapparsi ai vincoli della società del tempo, e la tragica sorte di Franz, l’adorato fratello che è tra i personaggi più toccanti del libro. Infine, nelle pagine conclusive del romanzo, una revisione sentimentale, anch'essa dolorosa, condurrà la giovanissima protagonista alle soglie dell’età adulta.



12 novembre 2007

TIFOSO UCCISO: LIBRO NAIMO SUL TRAGICO DERBY CATANIA-PALERMO

(ANSA) - PALERMO, 12 NOV - Il giornalista sportivo Rosario Naimo torna in libreria con ''2 febbraio'', pubblicato dalla casa editrice 'La Zisa' (pp. 96, euro 10) che riporta alla sera in cui la festa per il derby Catania-Palermo fu funestata dall'uccisione dall'uccisione dell'ispettore capo di polizia Filippo Raciti.
La tragedia di un padre di famiglia, che lascia una giovane moglie e due bambini che l'hanno visto uscire di casa quella mattina, per non farvi piu' ritorno. Tragedia di amici, e colleghi, di una citta', di una regione, di un Paese. Il racconto di quanto accaduto rivive anche attraverso la cronaca dei giornali e dei siti internet, i racconti della tv e delle radio, i ricordi di chi quel pomeriggio c'era e si ritiene un miracolato, le parole di Marisa Grasso, vedova dell'ispettore, l'inchiesta giudiziaria, le accuse, i provvedimenti.
Una vicenda ancora di grande attualita', vista la tragica morte del tifoso lazioale Gabriele Sandri avvenuta ieri.
Il libro uscira' a fine novembre, alla vigilia e in concomitanza di Catania-Palermo quest'anno in programma il 2 dicembre.(ANSA).


12 novembre 2007

CALCIO: VIOLENZA. IN USCITA LIBRO "2 FEBBRAIO" SU FATTI CATANIA

PALERMO (ITALPRESS) - Dopo "Mondiali" e "La prima volta di Palermo in Europa", il giornalista sportivo Rosario Naimo torna in libreria con "2 febbraio", un instant-book pubblicato dalla casa editrice "La Zisa" (pp. 96, euro 10) che riporta alla sera in cui la festa per il derby Catania-Palermo, la purezza e la gioia del calcio sono stati trasformati in tragedia per colpa della stupida atrocita' di centinaia di irresponsabili. "La tragedia di un uomo, Filippo Raciti, 40 anni, ispettore capo di polizia, che, paradosso, con il calcio non c'entrava nulla - neanche gli piaceva - se non per il fatto di dover essere li' a svolgere il proprio dovere di salvaguardare gli altri; la tragedia di un padre di famiglia, che lascia una giovane moglie e due bambini, di 16 e 8 anni, che l'hanno visto uscire di casa quella mattina di un mite febbraio, vigilia di festa, e mai farvi ritorno. Tragedia di amici, e colleghi. Di una citta' e una regione. Di un Paese". Il racconto vero di quanto vissuto ma anche attraverso la cronaca dei giornali e dei siti internet, internazionali, nazionali e regionali, i racconti della tv e delle radio, i ricordi di chi quel pomeriggio c'era e si ritiene un miracolato, le parole di Marisa Grasso, vedova dell'ispettore, e il dopo: le accuse, i marcia indietro e i provvedimenti. La situazione oggi fino alla tragica morte di Gabriele Sandri. Un modo per far si' che il 2 febbraio venga scolpito nella memoria di chi frequenta lo stadio.
Il libro uscira' a fine novembre, proprio alla vigilia e in concomitanza di Catania-Palermo di quest'anno in programma il 2 dicembre. (ITALPRESS).



12 novembre 2007

OMICIDIO RACITI: IN LIBRERIA '2 FEBBRAIO' SUI FATTI DI CATANIA

Palermo, 12 nov.- (Adnkronos) - Dopo 'Mondiali' e 'La prima volta di Palermo in Europa', il giornalista sportivo Rosario Naimo torna in libreria con '2 febbraio', un instant-book pubblicato dalla casa editrice 'La Zisa' (pp. 96, euro 10) che riporta alla sera in cui la festa per il derby Catania-Palermo, la purezza e la gioia del calcio sono stati trasformati in tragedia per colpa della stupida atrocita' di centinaia di irresponsabili.
''La tragedia di un uomo, Filippo Raciti, 40 anni, ispettore capo di polizia, che, paradosso, con il calcio non c'entrava nulla - neanche gli piaceva - se non per il fatto di dover essere li' a svolgere il proprio dovere di salvaguardare gli altri; la tragedia di un padre di famiglia, che lascia una giovane moglie e due bambini, di 16 e 8 anni, che l'hanno visto uscire di casa quella mattina di un mite febbraio, vigilia di festa, e mai farvi ritorno. Tragedia di amici, e colleghi. Di una citta' e una regione. Di un Paese?''. Il racconto vero di quanto vissuto ma anche attraverso la cronaca dei giornali e dei siti internet, internazionali, nazionali e regionali, i racconti della tv e delle radio, i ricordi di chi quel pomeriggio c'era e si ritiene un miracolato, le parole di Marisa Grasso, vedova dell'ispettore, e il dopo: le accuse, i marcia indietro e i provvedimenti. La situazione oggi. Un modo per far si' che il ''2 febbraio'' venga scolpito nella memoria di chi frequenta lo stadio. Il libro uscira' a cavallo a fine novembre, proprio alla vigilia e in concomitanza di Catania-Palermo di quest'anno. (Ter/Col/Adnkronos)



12 novembre 2007

Un saggio irriverente di Davide Romano
La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo
Un tentativo di informazione laica sulle faccende che agitano il clero

di Marco A. Marcuccio

Davide Romano è un giovane giornalista palermitano specializzato in informazione religiosa. Esce una raccolta di suoi scritti dedicati all'analisi dei turbamenti che agitano la chiesa cattolica contemporanea, visti dall'osservatorio particolare del “laboratorio” siciliano.

Nel libro si ritrovano pensieri e spunti, dubbi e proposte, in una panoramica su alcune questioni spinose legate alla curia ed alla fede soprattutto riguardo la questione morale, tra sporadiche pratiche di eroismo e pericolose connivenze istituzionali; il punto sulla situazione dopo oltre vent'anni di repressione del dissenso teologico interno, tra vecchie tendenze e nuove abitudini.

Una rassegna di temi che possono lasciare perplessi: le non sempre limpide alleanze politiche con estremismi di destra, la repressione dei preti innamorati, la rivalsa verso le istanze democratico-libertarie, l'incapacità di rispondere alle richieste di modernizzazione della società civile, il vittimismo nei casi di persecuzione e l'intolleranza in quelli di contestazione; aspetti certo problematici ma che in definitiva si sciolgono nella necessità di una aprioristica e dogmatica accettazione da parte dei fedeli cattolici di quanto di volta in volta stabilito da Roma.

Augusto Cavadi ha presentato questo saggio come un ambizioso tentativo di informazione laica, nella “varietà talora persino contraddittoria del cattolicesimo contemporaneo”, tutt'altro che un blocco monolitico. Da parte sua Maurizio Rizza ci ha trovato una “documentazione ricca, circostanziata ed inoppugnabile”, un interessante contributo alla comprensione delle dinamiche di gestione del consenso in Italia successive alla dissoluzione della Democrazia cristiana.
Il volume contiene anche un testo di monsignor Angelo Rizzo, un dialogo con don Vitaliano Della Sala e interviste al cardinal Tonini e al vescovo di Trapani Micciché. (LA VOCE- novembre 2007)


19 ottobre 2007


12 ottobre 2007


9 ottobre 2007


7 ottobre 2007

"La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo" di Davide Romano

Recensione di Salvatore Insenga

Da sempre la letteratura e la saggistica, che hanno come tema centrale la religione cattolica, affollano gli scaffali delle librerie e vi si può trovare di tutto, dalla più raffinata teologia alla più alta spiritualità ma anche dal più infimo anti-clericalismo, dettato solo da un profondo odio verso la Chiesa cattolica romana.

Da qualche mese troviamo in libreria uno dei libri più interessanti scritti dal giornalista freelance e scrittore Davide Romano, “La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo”. Edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it), euro 12.00, 152 pagine, con la presentazione di Marcelle Padovani, la prefazione di Anna La Rosa e il contributo di Don Vitaliano Della Sala.

Il libro raccoglie quattordici articoli pubblicati in varie testate giornalistiche fra il 2000 e il 2005, più una appendice riguardante l’onorevole democristiano Calogero Volpe: due documenti, sinora inediti., che consistono nell’orazione funebre per lui pronunziata dal vescovo monsignor Angelo Rizzo e un intervento, sempre ad opera dell’alto prelato, in difesa del suo pupillo durante un convegno ecclesiale. Per chi non lo sapesse, Volpe fu, scrive l’autore: «Un uomo politico di primissimo livello in Sicilia e nel Paese, cresciuto all'ombra della curia di Caltanissetta. Definito dagli storici e dagli inquirenti come “amico degli amici” e referente politico della cosiddetta mafia del Vallone” nisseno».

Guardando le date in cui sono stati scritti questi articoli si può pensare che gli argomenti trattati siano ormai datati, ma come scrive lo stesso autore nell'introduzione, «Mi è sembrato utile riproporli all'attenzione del lettore perché, seppure in maniera parziale e insufficiente, affrontano temi ancora oggi attuali quali quelli dei rapporti fra chiesa cattolica e potere politico – soprattutto nelle sue degenerazioni eversive, neo-fasciste e xenofobe - , chiesa e fenomeno mafioso, chiesa e libertà individuali, chiesa e sessualità», e nel dire questo il nostro autore non si inganna, è vero, verissimo anzi, a leggere certi articoli contenuti nel libro non sembra che siano passati la dove sette o la dove tre anni da quando furono scritti e pubblicati, alcune sembrano una vera e propria cronaca di questi giorni. Ma procediamo con ordine.

Tra i primi meriti che ha questo agile volume è di attrarre a se quei lettori che, come me ad esempio, desiderano guardare la realtà delle cose con il massimo dell'obbiettività possibile e Romano ci porge le notizie raccolte in questi articoli scevre da ogni pregiudizio e falsità, ciò non vuol dire che siano prive dell'opinione dell'autore, anzi, ed è qui che risiede il secondo merito di quest'opera, il nostro giornalista mette in evidenza cose che tutti forse sappiamo ma che spesso, per distrazione, non approfondiamo, facendo uso di un linguaggio giornalistico pieno di una ironia sferzante (che riecheggia, oserei dire, un giornalismo classico, antico, quasi letterario nelle forme) senza mai scadere nel cinismo o in un facile giudizio.

Basti leggere come ci presenta personaggi come l'ex cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi o «I santi terreni del devoto Sammartino» giovane esponente di punta dell'ala ultra cattolica di Alleanza Nazionale con il non lieve peccato di frequentare gruppi scismatici e xenofobi, oppure come, lo stesso linguaggio diviene ricolmo di pietas , senza, però, divenire mai lacrimevole (come diceva Rossellini, ...è la mente che deve commuoversi non il cuore... ), quando porta all'attenzione del lettore il caso dei preti sposati vittime della scarsa caritas e della notevole ipocrisia mostrata dalle autorità ecclesiastiche ( invito a leggere con attenzione e a riflettere bene su una frase che troviamo nell'articolo «In difesa di chi lascia la tonaca», ad un sacerdote che si è innamorato e che vuol regolarizzare, onestamente, la sua posizione con il matrimonio, parlandone con il suo vescovo si sente rispondere che «per bere un bicchiere di latte non è necessario mettersi una capra in casa»).

Altro merito che ha il nostro autore è quello di far ricordare a chi già conosce queste realtà e presentarle a chi invece ancora le ignora, alcuni personaggi d'ingegno intellettuale e spirituale della nostra terra, basti pensare a Nino Fasullo, appartenente all'ordine voluto da sant'Alfonso dei Liguori, convinto sostenitore del Concilio Vaticano II e fondatore della rivista Segno «che oggi ancora dirige, luogo di incontro e di confronto con le forze sane della società civile. Ma anche strumento attraverso il quale l'altra Chiesa, quella che non ama l'aria stantia delle curie e le collusioni col potere anche mafioso, fa sentire la sua voce, lancia le sue battaglie per una società diversa e più giusta. [...]. Dall'antico monastero, che diventa un centro nel quale si fa cultura di altissimo livello, passano i più gossi nomi della teologia mondiale... [...]. Ma anche politici impegnati sui tanti fronti della lotta alla corruzione a alla mafia». Oppure a don Giacomo Ribaudo fondatore del settimanale Cntn e «prete contestatore noto per le marce e i digiuni per i poveri della città e che, nel cassetto, ha anche una laurea in filosofia e qualche saggio». E continuando, quando ci introduce la figura semi sconosciuta di monsignor Giuseppe Petralia che fu vescovo di Agrigento dal '63 all'80 e passato alla storia come il primo episcopo antimafia infatti «già nel 27 marzo del 1965 [...] in un'intervista concessa al Giornale di Sicilia, aveva richiamato alla necessità di un serio studio del “ fenomeno mafioso”, da non confondersi, aveva chiarito, con “la comune delinquenza organizzata”».

Infine voglio mettere in luce l'articolo che va sotto il titolo, «L'accorato anatema di papa Wojtyla in terra di mafia». Questo articolo, che si riferisce al famoso intervento che Giovanni Paolo II fece ad Agrigento nel maggio del 1993 dove condannò apertamente e inequivocabilmente la mafia appellata come «civiltà della morte» contraria al cristianesimo e nella quale, il sommo pontefice, invitò i mafiosi alla conversione, è uno dei punti centrali di tutto il libro. Davide Romano qui lascia che la sua penna di attento e puntuale giornalista divenga più morbida nei toni senza però con questo perdere la forza del linguaggio ed ha la capacità di non lasciare andar via il “pezzo” senza fare la memoria di personaggi, di cui sono stati iniziati i processi di beatificazione, come don Pino Puglisi o del sacerdote campano don Giuseppe Diana o dei magistrati Paolo Borsellino e Rosario Livatino notoriamente ferventi nella fede in Cristo.

Concludendo, spero che questo scritto così equilibrato nel linguaggio, pur non tacendo nulla ne al positivo ne al negativo sui fatti che denunzia all'interno della chiesa di oggi, incontri più persone possibili, persone, anche non credenti, che siano comunque capaci di non giudicare ma che, armati di buona volontà, si provino a cambiare loro stessi e la societas cattolica e civile nella quale vivono tenendo sempre presente che «con il giudizio con cui giudicate sarete giudicati; e con la misura con cui misurate vi sarà misurato. Perché osservi la pagliuzza che sta nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che sta nel tuo? Oppure: come puoi dire al tuo fratello : “Lascia che tolga dal tuo occhio la pagliuzza”, mentre la trave è là nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».



4 ottobre 2007

HEROES IN BUSINESS SUITS STAND UP TO FIGHT BACK AGAINST MAFIA
Company bosses in Sicily are taking their lives in their hands to end the protection rackets

When Antonello Montante goes about his business as the head of an engineering firm in Sicily, two tough plainclothes police officers in jeans and sunglasses go with him – each with a chunky, black Beretta pistol tucked discreetly into his waistband.


Mr Montante’s enemy is the Mafia, and his offence – in the eyes of the mob – is that he refuses to pay protection money, known as pizzo. He has been repeatedly threatened: bullets in the post, sinister telephone calls, severed rabbits’ heads on the doorstep and petrol cans outside his factory at Caltanissetta as an unsubtle warning of arson attacks.

The Mafia is not used to being disobeyed. Mr Montante, however, is one of many Sicilian businessmen who have had enough of pizzo. To the astonishment of mafiosi who have ruled by fear and intimidation for decades, businessmen are suddenly saying “No” – and living with the consequences.

“This is a revolution,” Mr Montante said as we drove around Palermo, his bodyguards on the alert. “This is an historic moment. We have no choice but to finish what we have started. This is a cultural change no one can stop.”

Mr Montante, 43, whose firm started out making bicycles two generations ago and now makes vehicle shock absorbers for customers including Virgin Trains in Britain, is a senior figure in Confindustria, the Italian CBI, which started the Sicilian revolution in September by announcing that in future any members who paid pizzo would be expelled. “The key to this is our age,” Ivan Lo Bello, the head of Confindustria in Sicily, said when we met at the Confindustria offices by the docks in Palermo, near a huge roadside memorial to The Fallen in the Struggle Against the Mafia.

“It’s a generational change. Most of us are in our forties. We’ve seen the world – I studied at Harvard and Berkeley, California. We live in an age of globalisation, and we simply do not see why we should collude with these parasites any more. This is not a cosmic fight against evil: we just want Sicily to be normal.”

A balding man with a gentle smile, Mr Lo Bello, 44, looks an unlikely candidate to risk being another of the fallen in the struggle against the mob, let alone lead it. Like the others he has a family to worry about but he is determined to prove that the feared Mafia is not an untouchable monster. “We have a choice: we can continue to collude, or we can break free. Sicily does not have an unchangeable destiny. We can change it.”

According to antiMafia police estimates mafiosi collect about €30 billion (£21 billion) a year in pizzo, not just in Sicily but in Calabria, Naples and the North, increasingly infiltrated by southern Mafia clans.

Typically a member of the local clan will casually approach a potential client for a chat, and indicate that a donation would be appreciated in return for “keeping things in order”. Most shops and businesses comply. Shopkeepers can expect to pay up to €1,000 a month for protection, supermarket managers up to €5,000, factories considerably more. The result, Mr Lo Bello says, is a “state within a state”. Its power has since become pervasive, infiltrating every corner of political and economic life. It overreached itself in 1992, however, killing two respected antiMafia judges, Giovanni Falcone and Paolo Borsellino, after whom Palermo airport is now named. This led to a crackdown, with the arrest of the Godfather, or “boss of bosses”, Toto Riina, in 1993, and last year of his elusive successor, Bernardo Provenzano.

“Sicily has changed fundamentally over the past 10 or 15 years,” Mr Lo Bello says. “The Mafia is not what it was. The fact that we have brought pizzo into the open is itself revolutionary.”

Marco Venturi, 45, who runs a firm in Caltanissetta checking the quality of construction materials, said: “When I was growing up there was a conspiracy of silence: if you mentioned the Mafia, your parents would hush you and say, better not to talk about it. How ridiculous. There are five million Sicilians and only 6,000 or 7,000 are mafiosi.”

You can forget The Sopranos or The Godfather, he says: “These are not glamorous people, they are just thugs.”

Mr Venturi, who learnt English at summer schools in Taunton as a teenager, heads both the small business association and the chamber of commerce in Caltanissetta, where he and Mr Montante have staged an antiMafia takeover of the business community.

He has been under police escort since Christmas 2004, when he found a note pinned to the door reading “Dimetterti, bastardo“ (Resign, you bastard). This was followed by the familiar threats, including rabbits’ heads and bullets. He has never paid pizzo, but is being targeted for his stand.

Like Mr Montante and Mr Lo Bello he is haunted by youthful memories of the murder by the Mafia in 1991 of Libero Grassi, a businessman who refused to pay pizzo. “No one backed him,” Mr Montante said. “But we are many. Extortionists are being named in court all over Sicily – in Gela, Catania, Agrigento, Palermo, Caltanissetta. The Mafia thinks this is a passing phase, but they are wrong.”

The rebellion was sparked by Andrea Vecchio, a building contractor in Catania, who was the victim of four arson attacks in August after refusing to pay the mob 3 per cent of his turnover. Twenty of his lorries and excavators were set on fire. In September the new leadership of Confindustria in Sicily decided to back him. One of the extortionists was arrested last month and is awaiting trial: the other is on the run.

Shortly afterwards Giuseppe Catanzaro, 40, who runs a refuse treatment plant at Agrigento, went to the police and named 11 extortionists who had made him pay €75,000. This week all 11 were arrested and the local mayor and police chief are under investigation for suspected Mafia links.

Mr Catanzaro’s premises were duly set on fire, and he, too, is under round-the-clock police protection. Later this month he and 14 other Agrigento businessmen are launching a CCTV surveillance and alarm system linked to the local police station.
He is dismissive of the fact that, as his own experience shows, local police and council officials are often in league with the mob. “Some are,” he told me. “But again it’s a generational thing: the antiMafia officer who helped us nail the 11 extortionists is 38, and utterly dedicated, even though the police lack resources – simple things like patrol cars. He doesn’t see any more than I do why Sicily should be held to ransom by these nobodies. Not only do they not create wealth for Sicily, they destroy it.”
What worries Mr Catanzaro and the others is that Italian law is often applied leniently: although it provides a seven-year sentence for extortion, rising to 12 if the accused forms part of a “Mafia association”, prisoners are often let out early.
What happens if he puts an extortionist in jail and meets him on the street or in the local caf? year or two later? “Then the Minister of the Interior answers to me for my safety and that of my family” he says, eyes blazing.
“It is the job of the State to provide security, not the Mafia”.
Some Mafia experts warn that the mob has survived crackdowns in the past. The post1992 crackdown eventually lost momentum and the Mafia moved into more discreetly profitable areas than murder – drugs and money laundering, and public building projects. An estimated 80 per cent of businesses in Sicily pay pizzo.

Provenzano is behind bars, but his place has been taken by two new “Godfathers”: Salvatore Lo Piccolo in Palermo, and Matteo Messina Denaro in Trapani, a town where the Mafia grip is so powerful that few extortionists have been outed.

A recent report by Confesercenti, the Italian retailers association, estimated that the Mafia – including the ’Ndrangheta in Calabria and the Camorra in Naples as well as the Sicilian Cosa Nostra – still has a turnover of €90 billion a year, or 7 per cent of the Italian GDP, making it the country’s “biggest company”.

Nino Amadore, a Sicilian journalist and author of a book called La Zona Grigia (The Grey Area - Ed. La Zisa, pp 144, euro 10), cautions that “in any Sicilian town not only officials but also professionals collude with Mafia bosses – architects, doctors, accountants, lawyers”. Nicolo Marino, the antiMafia prosecutor in Caltanissetta, says that collusion is “the norm, everyone pays”. Links between Cosa Nostra and the American Mafia families such as the Gambinos have recently been reinforced.
In Palermo the President of the Sicilian region, Salvatore Cuffaro, is on trial for allegedly leaking information about police investigations to Cosa Nostra.
In Calabria the global reach of the ’Ndrangheta came to light in August with the massacre in the German town of Duisburg of six Calabrians as part of a feud for control of the lucrative cocaine trade. But the Siclilian businessmen’s campaign is backed by a group of young idealists called Addiopizzo, and by Giulio Amato, the Interior Minister, who said: “Businesses in all of Sicily can rest assured that the State will show no mercy to the protection racket and support all those who rebel against pizzo.”
Francesco Messineo, the Palermo antiMafia prosecutor, said: “It is time to expose the extortionists and end this once and for all. There is no going back.” Vincenzo Conticello, who runs an historic bakery in Palermo – once patronised by Garibaldi – said that when the Mafia demanded €500 a month from him, he thought of his grandmother, who told him: “If you pay up you will always be a servant, never a free man.”
Despite death threats he stood in court in Palermo last month and pointed the finger at the men he said had tried to make him pay up.
This week the Sicilian region gave Rodolfo Guajana, a paint and building materials supplier in Palermo, a new warehouse to replace the one burnt down in July because of his defiance of the Mafia. “I am not a symbol,” he said at the handover ceremony. “I’ve just had enough of the Mafia. We all have.”
Ettore Artioli, a Palermo businessman who is national deputy chairman of Confindustria, has suggested calling in the army to defeat Cosa Nostra. But he too believes that a “change of culture” is the only long-term answer. “It may take a generation or even two,” he said, “but it will happen. I have two children, aged 9 and 11. What I hope is that when they, or their children, grow up and people talk about the Mafia, they will say: the Mafia? What was that?”



2 ottobre 2007

LIBRI: ''LA PAGLIUZZA E LA TRAVE'', INDAGINE SUL CATTOLICESIMO CONTEMPORANEO

Roma, 2 ott. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Un'indagine sullo stato della Chiesa cattolica in Italia e in particolare in Sicilia. Un'indagine per capire quali sono le contraddizioni che agitano le alte gerarchie ecclesiastiche siciliane svelando le imposture e le ipocrisie che vengono compiute dai rappresentati del clero isolano. Sono questi i temi principali del volume scritto dal giornalista palermitano Davide Romano "La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo", pubblicato dalla casa editrice La Zisa. Il volume si avvale della presentazione di Marcelle Padovani e della prefazione di Anna La Rosa e di un intervento di don Vitaliano della Sala. Nel suo lavoro Davide Romano affronta i nodi ancora irrisolti del cattolicesimo siciliano tra i quali il rapporto controverso con la politica e con la mafia. (Per/Col/Adnkronos)


1 ottobre 2007

'La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo'

Marcelle Padovani, Anna La Rosa
e don Vitaliano della Sala promuovono
il libro di Davide Romano

Roma (Rcif) - Di quel che accade nel cattolicesimo siciliano, e non solo, un attento e appassionato osservatore è Davide Romano, un giornalista libero, anche se la libertà potrà fargli pagare prezzi salati. Un piccolo spaccato di questo mondo che vede insieme prelati e politici, lo si legge in un suo volumetto da pochi giorni in libreria (“La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo”, presentazione di Marcelle Padovani, prefazione di Anna La Rosa, (Editore La Zisa), che si avvale di un contributo di don Vitaliano Della Sala, l’ex parroco di Sant’Angelo a Scala, in provincia di Avellino, rimosso dal suo incarico. Un osservatorio privilegiato per conoscere lo stato della chiesa cattolica odierna è quello siciliano, dove tutte le contraddizioni che l’agitano, sono espresse all’ennesima potenza. Qui operano, è vero, sacerdoti e gruppi cattolici che esprimono posizioni diverse, spesso coraggiose, più aperte al mondo che li circonda. I loro nomi sono conosciuti anche fuori dei confini nazionali, ma la loro fama, bisogna riconoscerlo una volta per tutte, e di gran lunga superiore alla loro reale incidenza nella società nella quale operano. Bisogna leggerlo questo libro, tutti, siciliani e non. I temi affrontati non riguardano, infatti, questioni prettamente regionali, come a prima vista potrebbe sembrare. In quest’isola, infatti, tutto diventa chiaro, anche le cose più confuse e impenetrabili, basta soltanto guardarsi intorno e aver voglia di capire. Il libro di Romano offre una documentazione ricca, circostanziata ed inoppugnabile.



28 settembre 2007

Libri - La casa editrice La Zisa seleziona opere in lingua italiana per nuova collana
Tutte le informazioni sul sito dell'editore palermitano

La casa editrice La Zisa (www.lazisa.it) seleziona opere in lingua italiana da pubblicare nella nuova collana "tuttiautori". Per partecipare alla selezione è sufficiente inviare in un'unica copia dattiloscritta:1) Opera di narrativa; 2) Raccolta di poesie;3) Saggio di argomento letterario - storico - filosofico - teologico - spirituale - musicale.Ai dattiloscritti vanno allegati il nome, il cognome, l'indirizzo, i numeri telefonici, l'e-mail e una breve nota autobiografica. Le opere vanno inviate a:La Zisa Comunicazione soc. coop. - Via Marchese di Villabianca, 120 - 90143 - Palermo o via e-mail a: stampa@lazisa.it - segreteria@lazisa.it Gli autori selezionati riceveranno una proposta di pubblicazione. Info: cell. 3284728708 o 3928694975 - e-mail: presidente@lazisa.it - segreteria@lazisa.it (red).



26 settembre 2007

«OSARE LA SPERANZA»
ECCO IL SAGGIO DI GIUE'

(cifr) È in libreria il saggio di Rosario Giuè, «Osare la speranza», pubblicato dalla casa editrice La Zisa. Il teologo palermitano all'interno del libro affronta un cammino alla ricerca di Dio partendo dalle esperienze dei più poveri. Si parla dei loro bisogno insopprimibile di liberazione, delle lotte, dei fallimenti, delle mete raggiunte e da raggiungere. Un percorso di speranza, di lotta, di spiritualità, raccontato con un linguaggio semplice ed essenziale. «Nelle pagine di questo libro si può cogliere l'invito a osare la speranza, a non accontentarsi», spiega l'autore.


22 settembre 2007

LIBRI: 'OSARE LA SPERANZA' DI ROSARIO GIUE' - LA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE DALL'AMERICA LATINA AL SUD ITALIA

Palermo, 22 set. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Un percorso di speranza, di lotta, di spiritualita', raccontato con un linguaggio semplice ed essenziale. Questo e' "Osare la speranza", l'ultimo libro del teologo Rosario Giue' (edito da La Zisa, pp.120, euro 10). Nel volume e' proposto un cammino che vede nascere la teologia dal bisogno di liberazione, dalle lotte, dai fallimenti, dalle mete raggiunte e da raggiungere da parte dei poveri, dei violentati, degli esclusi e delle vittime. Nelle centoventi pagine si coglie l'invito a osare la speranza, a non accontentarsi dello status quo. (Per/Ct/Adnkronos)


12 settembre 2007

IL LIBRO DI NINO AMADORE LA ZONA GRIGIA

(cfr) Le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine dei libro «La zona grigia, professionisti al servizio della mafia» scritto dai giornalista del Sole 240re Nino Amadore. lì libro, finora disponibile solo su Internet, sarà in libreria alla fine del mese edito da La Zisa (www.la-zisa.it). Il tentativo è di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. E si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al boss corleonese Michele Navarra, hanno più di tutti fornito quadri dirigenti alla mafia. In Sicilia - secondo Amadore -in 10 anni sono almeno 400 i professionisti finiti nei guai per collusione.



7 settembre 2007

PALERMO: AMADORE, «LA ZONA GRIGIA, PROFESSIONISTI A SERVIZIO DELLA MAFIA»

(PRIMA) PALERMO La casa editrice palermitana La Zisa pubblicherà il libro “La zona grigia, professionisti al servizio della mafia” scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore. Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici, coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto a presiedere i loro ben avviati studi professionali. Questo il campo di indagine del libro: i rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell’intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di “zona grigia. Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss, spesso ignoranti, solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attività criminali. “Il mio – spiega l’autore – è un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilità”. “Gli Ordini professionali – continua Amadore – hanno un ruolo importante nella nostra società. Ecco perché io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti”. (PRIMA)



7 settembre 2007

LIBRI: I PROFESSIONISTI DELLA MAFIA, DENTRO LA "ZONA GRIGIA"

Palermo, 7 set. - Gli imprenditori siciliani hanno integrato il codice etico con indicazioni precise di non collaborazione con le cosche, di obbligo di denuncia per le richieste del racket. Una strada che dovrebbe essere seguita anche dagli Ordini professionali vista la mole di soggetti coinvolti in inchieste di mafia e spesso condannati. Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici e cosi' via coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto a presiedere i loro ben avviati studi professionali. Sono pure loro i rappresentanti della societa' civile cui si e' rivolto anche il presidente della Repubblica recentemente, con un appello alla solidarieta' antimafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di 'zona grigia', insomma le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia", scritto dal giornalista del Sole 24 Ore Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su Internet, sara' in libreria alla fine del mese edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it). Il tentativo dell'autore e' quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. In Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio - spiega l'autore - e' un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita'". Responsabilita' che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessita' di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato. "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra societa'. Ecco perche' io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti".



7 settembre 2007

LIBRI, MAFIA: LA "ZONA GRIGIA" E I LIBERI PROFESSIONISTI (1)

Palermo, 7 set - Gli imprenditori siciliani hanno integrato il codice etico con indicazioni precise di non collaborazione con le cosche, di obbligo di denuncia per le richieste del racket. Una strada che dovrebbe essere seguita anche dagli ordini professionali vista la mole di soggetti coinvolti in inchieste di mafia e spesso condannati. Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici e così via coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto a presiedere i loro ben avviati studi professionali. Sono loro i rappresentanti della società civile cui si è rivolto anche il presidente della Repubblica recentemente, con un appello alla solidarietà antimafia. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di "zona grigia", le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia" scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su Internet, sarà in libreria alla fine del mese edito dalla casa editrice palermitana La Zisa. Il tentativo dell'autore è quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. Si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno più di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi. Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso dà sostegno alle varie mafie nel nostro Paese. (SEGUE)


7 settembre 2007

LIBRI, MAFIA: LA "ZONA GRIGIA" E I LIBERI PROFESSIONISTI (2)

(9Colonne) Palermo, 7 set - Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attività criminali. Temi ancora di recente sollevati nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ribaditi più volte dal capo della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso. Ma i numeri, per capire la qualità delle collusioni, non ci sono. Non li ha la Direzione nazionale antimafia , non li ha la commissione parlamentare Antimafia. Li ha forniti e li fornisce lo stesso Amadore: in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio - spiega l'autore - è un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilità". Responsabilità che, in tema di lotta alla mafia, ci sono e sono evidenti: sono quelle degli Ordini professionali i quali finora, a differenza di quanto fatto dagli imprenditori, si sono interrogati poco sulla necessità di prendere una posizione netta contro il crimine organizzato. "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra società. Ecco perché io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici, potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti".


7 settembre 2007

PALERMO, Commercialisti, avvocati, ragionieri, architetti, ingegneri, medici coinvolti in inchieste di mafia, condannati e spesso rimasti al loro posto, a presiedere i loro studi professionali. I rapporti dei liberi professionisti con la mafia sono l'oggetto di indagine del libro 'La zona grigia, professionisti al servizio della mafia « scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore. Nel libro, edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it) e a fine mese nelle librerie, l'autore cerca di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. E si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno più di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra. Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso dà sostegno alle varie mafie nel nostro Paese.


Cultura
6 settembre 2007

MAFIA: LA 'ZONA GRIGIA' NEL LIBRO DEL GIORNALISTA AMADORE LE COLLUSIONI DEGLI INSOSPETTABILI

ROMA - I rapporti dei liberi professionisti con la mafia, quell'intreccio diabolico che ormai va sotto il nome di 'zona grigia', insomma le collusioni, penalmente rilevanti o meno, sono l'oggetto di indagine del libro "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia", scritto dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su Internet, sara' in libreria alla fine del mese edito dalla casa editrice palermitana La Zisa (www.lazisa.it). ''Il tentativo dell'autore -si legge in una nota- e' quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi Ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. E si scopre che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra, hanno piu' di tutti fornito i quadri dirigenti a Cosa nostra: basti pensare al boss Giuseppe Guttadauro, medico divenuto capo del mandamento mafioso di Brancaccio, quello dei fratelli Graviano mandanti dell'omicidio di don Pino Puglisi''. ''Ma non mancano poi le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti. Insomma quel mondo che ha dato e spesso da' sostegno alle varie mafie nel nostro Paese. Quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss spesso ignoranti solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attivita' criminali''. (segue) (Sin/Pn/Adnkronos)



Cultura
6 settembre 2007

MAFIA: LA 'ZONA GRIGIA' NEL LIBRO DEL GIORNALISTA AMADORE (2)

ROMA - Secondo Amadore, in Sicilia in dieci anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio - spiega l'autore - e' un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita'". "Gli Ordini - continua Amadore - hanno un ruolo importante nella nostra societa'. Ecco perche' io credo che una condanna chiara senza equivoci della mafia, che abbia magari un riscontro nei codici deontologici , potrebbe avere un effetto rivoluzionario. E impedire, per esempio, che un commercialista sospettato di aver riciclato il denaro di una cosa possa dire: mica posso chiedere la fedina penale ai miei clienti". (Sin/Pn/Adnkronos)



Cultura
6 settembre 2007

MAFIA: I RAPPORTI TRA PIOVRA E COLLETTI BIANCHI NEL VOLUME DI NINO AMADORE

PALERMO - I rapporti, le collusioni tra i colletti bianchi e Cosa nostra sono al centro del volume "La zona grigia, professionisti al servizio della mafia", scritto dal giornalista Nino Amadore. Il libro, finora disponibile solo su internet, sara' in libreria alla fine del mese, edito dalla casa editrice palermitana La Zisa. Il tentativo dell'autore e' quello di cogliere i contorni delle collusioni, di capire quali e quanti professionisti sono stati censurati dai rispettivi ordini professionali per conclamati rapporti con Cosa nostra. Si scopre cosi' che i medici, nel solco di una tradizione che porta al capomafia corleonese Michele Navarra hanno piu' di tutti fornito i quadri dirigenti alla mafia. Ma non mancano le storie di avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti collusi. Il volume racconta quel mondo che, attraverso il supporto tecnico, assicura ai boss solide vie per riciclare il denaro proveniente da estorsioni, traffico di droga e altre attivita' criminali. Nel suo libro Amadore fornisce i numeri delle collusioni: in Sicilia in 10 anni sono stati almeno 400 i professionisti finiti nei guai per aver avuto contatti con la mafia. "Il mio -spiega l'autore- e' un tentativo: quello di disegnare i confini di questa zona grigia, di quantificare il fenomeno, di individuare le responsabilita'". (Loc/Pn/Adnkronos)


Cultura
21 agosto 2007

LIBRI: SUGLI SCAFFALI
IL NUOVO VOLUME DI DAVIDE ROMANO LA DIFFICILE REALTA' PALERMITANA IN DICIASSETTE CAPITOLI




Roma, 21 ago. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Vicende segnate dalla disperazione e dalla violenza per raccontare gli emarginati di Palermo. Piccole storie per descrivere una realta' complessa spesso ''invisibile''. E' questo il contenuto del libro del giornalista freelance Davide Romano "Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana", pubblicato dalle edizioni ''La Zisa'' di Palermo.

Il volume prende in considerazione storie ''minime'' di uomini giudicati ''minori'' che possono rappresentare lo specchio di una comunita' intera. Davide Romano mette in scena vicende tratte dalla vita quotidiana riportate dalla cronaca locale negli ultimi cinque anni e pubblicate su varie testate. L'obiettivo, scrive l'autore, e' quello di ricordare ''ai disattenti che insieme alle vetrine illuminate ci sono anche zone estese di colpevole abbandono morale e materiale''.


Il libro e' strutturato sulla base di diciassette capitoli dedicati in particolare a ''I disperati della Noce''; ''Solo per amore''; ''Omosessualita' e fede''; ''Amore al citofono''; ''Cuore di boss''; ''Quando il prete s' innamora''; ''Scuole cattoliche e portatori di handicap''; ''Malacarne''; ''I sogni nel cassonetto''; ''Quel benedetto posto fisso''; ''La scoperta del mercato''; ''La mano dello scultore''; ''Una scuola di vita''; ''L' eremita delle Madonie''; ''Il coraggio di cambiare''; ''La pupara di Dio''; e ''Vita da squatters''.

(Per/Ct/Adnkronos)


10 luglio 2007

Il cattolicesimo contemporaneo
Indagine del giornalista Romano nel suo «La pagliuzza e la trave»

Chiesa e sessualità. Rapporti tra chiesa cattolica e potere politico. Chiesa e libertà individuali. Chiesa e fenomeno mafioso. Su questi argomenti si è cimentato il giornalista Davide Romano, specialista nelle cronache dell'informazione religiosa, nel suo ultimo lavoro letterario intitolato «La pagliuzza e la trave. Indagine su cattolicesimo contemporaneo» (Edizioni La Zisa). Il libro, circa 150 pagine, raccoglie una serie di interventi, interviste, commenti, articoli apparsi su varie testate e considerati dall'autore «significativi» per far meglio comprendere ai lettori alcune tematiche relative al mondo cattolico di oggi. «Mi è sembrato utile riproporli all'attenzione del lettore - scrive Romano nel volumetto - perchè, seppure in maniera parziale e insufficiente, affrontano temi ancora oggi attuali quali quelli dei rapporti fra chiesa cattolica e potere politico, soprattutto nelle sue degenerazioni eversive, neofasciste e xenofobe». Il libro è arricchito dagli interventi di due note giornaliste, Anna La Rosa e Marcelle Padovani. Quest'ultima scrive nella introduzione che «in questo libro che oserei definire pedagogico anche se questo aggettivo è in Italia disprezzato e svalutato (contrariamente alla Francia), emergono tanti elementi confortanti sulla vocazione vera dell'isola: costringere ogni cittadino, ogni giorno, a misurarsi con un dilemma tragico ma fecondo, essere un vigliacco o un eroe in tutti i gesti della quotidianità». Per Anna La Rosa «questa raccolta di scritti Davide Romano ci consegna soprattutto un modo di guardare le cose cattoliche del nostro Paese. Perchè esse sono strutturate dentro un sistema culturale che, anche secondo recente indagini, vede la Chiesa (...) richiamarsi al passato evitando con cura le categorie di quella «storia dei vincitori» irrisa da Benjamin, per pensare al futuro abbracciando un'attendibile visione della modernità». Il libro, infine, si avvale anche del contributo di don Vitaliano Della Scala.


Leone Zingales


25 giugno 2007

Palermo. La presentazione domani alla libreria Broadway

Libri: "La pagliuzza e la trave" oggi Davide Romano indaga sulla chiesa Un'indagine accurata della chiesa che spesso invade la politica, e una politica spesso troppo intrisa di religiosità, alla scoperta di come spesso meccanismi e collusioni sfociano in ciò che religione non è. Alla presentazione parteciperanno anche Rosario Giuè, teologo e scrittore Luigi Perollo, giornalista dell'Osservatore Romano La chiesa contemporanea vista da un osservatorio privilegiato, che si pone come obiettivo quello di indagare sullo stato dell’istituzione ecclesiastica soprattutto siciliana, piena di laici impegnati ma anche di troppe contraddizioni. È questo e molto altro il libro "La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo" di Davide Romano che sarà presentato domani pomeriggio alle 18, nella libreria Broadway di via Rosolino Pilo a Palermo. Un’indagine accurata della chiesa che spesso invade la politica, e una politica spesso troppo intrisa di religiosità, alla scoperta di come spesso meccanismi e collusioni sfociano in ciò che religione non è. Romano, infatti, traccia un profilo preciso sulle contraddizioni della chiesa, spesso troppo presa dalla difesa della famiglia, contro Dico, divorzio e aborto non curante, invece, dei tanti problemi che la società odierna ha. All’interno del testo anche un’intervista al cardinale Tonini dove l’alto prelato spiega perché la chiesa italiana vuole la destra al governo. Spazio poi all’anlisi della “Guerra di cifre della Curia dei veleni. Strani affari e conti che non tornano”, di “Quei politici, come Cuffaro e non solo, che usano Dio. Parla un teologo e prete di frontiera”, di “Quei silenzi così ingombranti. La chiesa siciliana tace sulle sue alleanze con mafia e politica collusa. Lo dice il vescovo di Trapani, monsignor Micciché”, “Il prete e il mafioso. La vicenda di padre Frittitta, cappellano del boss Agl’ieri”. È un’indagine giornalistica tra chiesa, mafia e Democrazia cristiana dove l’accorato punto di vista dell’uomo giornalista si affida nella parte finale a chi volle lasciare un segno indelebile nella Sicilia martoriata dalla mafia: "L’accorato anatema di papa Wojtyla in terra di mafia, lezione purtroppo dimenticata". Alla presentazione parteciperanno anche Rosario Giuè, teologo e scrittore Luigi Perollo, giornalista dell'Osservatore Romano.


Federica Puglisi


Cultura
9 giugno 2007

LIBRI: 'LA PAGLIUZZA E LA TRAVE', INDAGINE SUL CATTOLICESIMO SICILIANO
SCRITTO DAL GIORNALISTA DAVIDE ROMANO


Roma, -9 giugno 2007- E' arrivato il libreria il volume, scritto dal giornalista palermitano Davide Romano, "La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo", pubblicato dalla casa editrice La Zisa. Si tratta di una lunga indagine sullo stato del cattolicesimo in Italia, esaminato attraverso l'osservatorio siciliano.Un contesto, quello siciliano, in cui operano sacerdoti e gruppi cattolici che esprimono posizioni diverse, spesso coraggiose, piu' aperte al mondo che li circonda. Il volume propone una prefazione di Anna La Rosa. Da segnalare un prezioso contributo di don Vitaliano della Sala, l'ex parroco di Sant'Angelo a Scala in provincia di Avellino. I temi principali che vengono trattati mettono a fuoco, anzitutto, le correnti tradizionaliste nella Chiesa siciliana e le propaggini siciliane del movimento dello scismatico e scomunicato monsignor Lefebvre. L'autore, poi, ricostruisce la biografia del cardinale Salvatore De Giorgi, fino a pochi mesi fa alla guida della diocesi di Palermo.



6 giugno 2007

'LA PAGLIUZZA E LA TRAVE', INDAGINE SUL CATTOLICESIMO SICILIANO'

Un osservatorio privilegiato per conoscere lo stato della Chiesa cattolica odierna è quello siciliano, dove tutte le contraddizioni che l’agitano sono espresse all’ennesima potenza. Qui operano, è vero, sacerdoti e gruppi cattolici che esprimono posizioni diverse, spesso coraggiose, più aperte al mondo che li circonda. Il giornalista Davide Romano ha realizzato una cruda disamina del sistema cercando farne capire i più reconditi meccanismi. La presentazione del libro è di Marcelle Padovani, la prefazione di Anna La Rosa, da segnalare un prezioso contributo di don Vitaliano della Sala, l’ex parroco di Sant’Angelo a Scala, in provincia di Avellino, rimosso dal suo incarico per aver scelto di seguire nella sua testimonianza di fede il Cristo dei Vangeli e non la Curia di Roma.



16 maggio 2007

LA PAGLIUZZA E LA TRAVE
di Maurizio Rizza

Un osservatorio privilegiato per conoscere lo stato della chiesa cattolica odierna è quello siciliano, dove tutte le contraddizioni che l'agitano, sono espresse all'ennesima potenza

C'è un demone maligno che agita sotterraneamente la chiesa cattolica, soprattutto in Italia, dove maggiore è stata fino ad oggi la sua egemonia culturale, e, per molti versi, la sua ingerenza nelle vicende politiche dello Stato: un rancoroso spirito di rivalsa verso quella parte della società che cerca affannosamente di conquistare, una volta per tutte, più larghi spazi di sana e laica libertà.

Segue


Cultura
16 maggio 2007

LIBRI: IN TUTTE LE LIBRERIE 'LA PAGLIUZZA E LA TRAVE' DI DAVIDE ROMANO
UN'INDAGINE SUL CATTOLICESIMO CONTEMPORANEO

E' in tutte le librerie "La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo" di Davide Romano (La Zisa, pp. 152, euro 12)
con la presentazione di Marcelle Padovani e la prefazione di Anna La Rosa.
C'e' un demone maligno che agita sotterraneamente la chiesa cattolica, soprattutto in Italia, dove maggiore e' stata fino ad oggi la sua egemonia culturale, e, per molti versi, la sua ingerenza nelle vicende politiche dello Stato: un rancoroso spirito di rivalsa verso quella parte della societa' che cerca affannosamente di conquistare, una volta per tutte, piu' larghi spazi di sana e laica liberta'.
Siamo oggi ad un punto cruciale di un lungo tragitto iniziato agli albori degli anni Novanta del secolo scorso, in concomitanza con la dissoluzione del partito della Democrazia cristiana, che per un cinquantennio era stato, con alti e bassi, il punto di riferimento e lo scudo protettivo delle gerarchie ecclesiastiche reazionarie e dei ceti sociali piu' oltranzisti, che, in nome di un distorto principio ecumenico di fede, avevano imposto le loro regole di vita anche a coloro che cattolici non erano e non volevano esserlo.
Un piccolo spaccato di questo mondo, falso e bugiardo, spudorato e tracotante, che vede insieme prelati e politici, lo si legge nel libro di Romano, che si avvale di un contributo di Don Vitaliano Della Sala, l'ex parroco di Sant'Angelo a Scala, in provincia di Avellino, rimosso dal suo incarico per aver scelto di seguire nella sua testimonianza di fede il Cristo dei Vangeli e non la curia di Roma. (Per/Zn/Adnkronos)



28 marzo 2006

CATTOLICESIMO E 'PIAGHE' SICILIA, UN LIBRO DENUNCIA LE COLLUSIONI

'La pagliuzza e la trave' di Davide Romano Roma, 15 mag. (APCom) - Un libro di denuncia delle collusioni tra il cattolicesimo e alcune piaghe della Sicilia (mafia, corruzione, neofascismo) arriva in questi giorni in libreria. Si intitola 'La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo' e l'autore è il giornalista Davide Romano. Edito da 'La Zisa', il volume si apre con una presentazione di Marcelle Padovani, una prefazione di Anna La Rosa e un contributo del prete no-global don Vitaliano Della Sala.

"Bisogna leggerlo questo libro, tutti, siciliani e non. I temi affrontati non riguardano, infatti, questioni prettamente regionali, come a prima vista potrebbe sembrare. In quest'isola, infatti, tutto diventa chiaro, anche le cose più confuse e impenetrabili, basta soltanto guardarsi intorno e aver voglia di capire", scrive Maurizio Rizza in un comunicato di presentazione.
"Qui più che altrove la chiesa è tradizionalmente collusa col potere, corrotto e corruttore, anzi è essa stessa potere, sempre uguale da secoli".


28 marzo 2006


29 giugno 2005

L’EROE DELL'ANTIMAFIA QUOTIDIANA

di Augusto Cavadi

Se avesse alzato le spalle come fa la maggior parte di noi – le regole vanno bene in generale: ma ogni caso è un caso a sé e se si pecca di pignoleria, vuol dire che uno i guai se li cerca proprio…- oggi sarebbe un attempato pensionato ottanduenne. Ma era uno dei pochi siciliani anomali per i quali le leggi valgono per tutti, delinquenti e prepotenti inclusi: persino per i mafiosi come Leoluca Bagarella. Perciò ritenne ovvio farle valere: persino nel carcere “Cavallacci” di Termine Imerese dove era addetto all’ufficio matricola. Altrettanto ovviamente il sistema giudiziario ‘parallelo’, in pochi giorni, emanò la sentenza e la eseguì con tempestività impensabile per gli apparati statali. E il sottufficiale degli agenti di custodia Antonino Burrafato, di anni 49, fu assassinato nella piazza di S. Antonio alle 15.30 del 29 giugno 1982.

Assediati dalle emergenze, che si accavallano come ondate successive in un incubo onirico, è facile dimenticare questi volti, queste storie. E’ comprensibile che , a trentatré anni di distanza, si lasci lentamente affondare, nel mare dell’oblìo, la memoria di questa ennesima vittima ‘minore’ della guerra contro il sistema mafioso: comprensibile, non giustificabile. E’ ingiusto nei suoi confronti, ma - forse ciò è meno evidente – è anche autolesionistico. Si perdono molti spunti di riflessione. E di azione operosa.

Innanzitutto si perde l’occasione per dire a noi stessi, prima ancora che agli estranei, che gli ultimi centocinquant’anni sono stati punteggiati non solo da grossi e piccoli mafiosi, ma anche da celebri e meno celebri antimafiosi. Come la mafia non sopravviverebbe se non fosse alimentata ogni giorno da relazioni d’interesse, compromessi, clientelismi, vigliaccherie, carrierismi…così le ragioni dell’antimafia sarebbero state del tutto spacciate senza la resistenza quotidiana e invisibile di scelte coraggiose, di accettazione dell’isolamento, di rifiuto del conformismo, di rinunzia ad arricchimenti illeciti. Solo qualche ora fa un giovane disoccupato – che è riuscito da poche settimane ad avere in affidamento un piccolo appezzamento di terreno alle porte di Palermo dove provare a piantare qualche verdura e qualche pomodoro – mi confidava che, al secondo o terzo giorno, si è visto accostare da un vicino che gli ha spiegato che, in zona, “i picciotti vogliono mangiare pure loro”. Forse per dignità, forse per disperazione, la risposta è stata pronta e decisa: “Può dire ai picciotti che sto dando sangue per i miei tre figli e non ne ho per loro. Mi ammazzino pure”. Non ho idea se questa dichiarazione sia del tutto eccezionale o si sommi a decine, centinaia di casi analoghi che restano sommersi e sconosciuti; ma sono sicuro, come lo sono i ragazzi di “Addiopizzo”, che è proprio a questo livello di eroismo ‘normale’, feriale, che si gioca la partita. E’ su questo zoccolo duro che politica, magistratura, forze dell’ordine devono chinarsi e accendere qualche faro: perché nessun leader carismatico (di cui, peraltro, il panorama attuale non sembra particolarmente affollato) ha mai potuto sostituire la mobilitazione convinta e capillare di una popolazione.

Sfogliando il libro che, due anni fa, il figlio Salvatore, Nicola Sfragano e Vincenzo Bonadonna hanno dedicato alla vicenda di Burrafato (Un delitto dimenticato, La Zisa editrice) si può ricevere almeno un secondo stimolo: a focalizzare l’universo, ancora troppo poco trasparente, degli istituti di pena. Anche senza essere specialisti in materia, s’intuisce la difficoltà di coniugare l’esigenza sacrosanta di isolare i condannati più pericolosi e influenti (vedi 41 bis) con l’esigenza, non meno impellente, di attivare percorsi rieducativi (a meno di non rassegnarsi alla concezione barbarica della galera come gabbia per belve irredimibili). Anche su questi temi si è cercato di riflettere, alcune settimane fa, durante un convegno nazionale a Baida su “Mafia e nonviolenza”. E arrivando alla conclusione che una scommessa così difficile non può essere delegata esclusivamente agli operatori del settore pur di consentire, al resto della società, di scrollarsi ogni responsabilità, di rimuovere dubbi e scartare senza perderci troppo tempo ipotesi alternative. In particolare ci si potrebbe chiedere se sia moralmente e strategicamente accettabile scaricare sulle spalle degli agenti di custodia l’intero peso del rapporto diuturno con la moltitudine variegata dei rei di delitti più efferati. Con un solo, identico gesto - volgendo lo sguardo altrove – abbandoniamo in uno stesso spazio concentrazionario carcerieri e carcerati, custodi e custoditi, eludendo le domande più scottanti: quali garanzie di sicurezza, quale formazione professionale, quale soccorso psicologico ed etico vengono approntati, in via ordinaria, per i lavoratori in divisa che devono gestire il faccia-a-faccia con i mafiosi, i loro familiari, i loro complici, i loro amici? O abbiamo già deciso di condannarli alla tragica alternativa di diventare duri come carnefici o inermi come carne da macello?



26 gennaio 2005

Le «microstorie» degli emarginati nel nuovo libro di Davide Romano

Diciassette i capitoli del volume scritto dal giornalista freelance dedicati a '“I disperati della Noce”; '“Solo per amore”; “Omosessualità e fede”; Storie minori di gente senza storia, raccontate da Davide Romano, nel suo nuovo libro presentato allegramente tra un assaggio e l'altro di vino della selezione cantine dell'Alto Belice. Storie minime. Storie di uomini giudicati “minori” nelle colonne dei giornali, ma che possono rappresentare lo specchio di una comunità. Fatti che meritano lo spazio di una “breve”, ma che con Davide Romano diventano materia per il suo '“Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana'”. Il volume, con la prefazione di Diego, racconta gli emarginati di Palermo, con le loro vite sconosciute che possono diventare note quando – per disperazione o per violenza repressa – si macchiano di qualche crimine più o meno grave. Romano ha tratto dalla cronaca degli ultimi cinque anni, pubblicata su varie testate, vicende che fotografano una realtà, quella palermitana, nelle sue ombre e nelle sue luci, «per ricordare ai disattenti che insieme alle vetrine illuminate ci sono anche zone estese di colpevole abbandono morale e materiale», segmenti di vita vissuta che commuovono e irritano contemporaneamente. Diciassette i capitoli del volume scritto dal giornalista freelance dedicati a '“I disperati della Noce”; '“Solo per amore”; “Omosessualità e fede”; “Amore al citofono”; “Cuore di boss”; “Quando il prete s' innamora”; “Scuole cattoliche e portatori di handicap”; “Malacarne”; “I sogni nel cassonetto”; “Quel benedetto posto fisso”; “La scoperta del mercato”; “La mano dello scultore”; “Una scuola di vita”; “L' eremita delle Madonie”; “Il coraggio di cambiare”; “La pupara di Dio”; ''Vita da squatters”.



Anno 2004

Anna Antonini, docente di Lettere in una scuola statale palermitana, esordisce con un romanzo ricco di atmosfere proustiane. Già nel titolo, infatti, l'autrice rivela la fragilità dei ricordi che, come stanze di cristallo, possono infrangersi e dissolversi nell'oblio. Ma, se per Proust il riscatto dal tempo avveniva attraverso gli odori e i sapori, per la Antonini, invece, esso avviene attraverso il raccontare con discrezione e rigore, raccogliendo i momenti minuti, segreti, di un'epoca eccezionale: l'infanzia. Un'infanzia, quella dell'autrice, vissuta in un microcosmo, sullo sfondo di una società patriarcale da poco uscita dal cataclisma della seconda guerra mondiale. Siamo nei primi anni '50. Il microcosmo sul quale Anna Antonimi si china con grande tenerezza è piccolo davvero: è un paesino in provincia di Trapani con le case «recintate da alti muri celanti immensi cortili ombreggiati da pergolati e profumati da piante di rose e di gelsomino»; ed e tuttavia tutto l'universo per la bambina che in esso mosse i primi passi circondata da un grande e affettuoso parentado: genitori amorosi, zii, nonni. L'autrice, con precisione e lucidità, riattraversa lo spazio ed il tempo per ritrovare quei giorni dispersi di tanti anni fa e narrare cosi una storia quotidiana, dimessa, domestica, in cui le giornate sono spesso segnale dal disappunto, ma dove non mancano momenti di pura gioia. Scorrendo le pagine del libro, notiamo intatti attimi felici come l'attesa gioiosa del primo giorno di scuola o l’allegria dei preparativi per il Natale e per il ballo in maschera di Carnevale, ma anche momenti meno piacevoli trascorsi a scuola nei «pomeriggi tediosi e lunghi», oppure alle lezioni di catechismo durante le quali si navigava nella noia. Anche i personaggi che circondano la piccola protagonista hanno i loro lati positivi o negativi. Ed ecco rivivere la simpatica figura paterna: un uomo «affettuoso, espansivo, sempre con la battuta pronta e il sorriso sulle labbra» che contrasta con il carattere severo e rigido della madre, verso la quale, tuttavia, la bambina nutre una grande ammirazione. Accanto ai genitori la figura della zia Fina con «i suoi abbracci affettuosi, le sue parole quiete, i suoi sguardi così densi di comprensione», la nonna Anna, sempre elegante, la nonna Dia, buona e generosa, e molti altri personaggi tutti rivelatori di un mondo semplice e tenero. Nella narrazione della Antonini non solo la famiglia ma anche la casa e il territorio si fanno metafora dell'infanzia e mezzo per una resurrezione integrale del passato. Così, attraverso un nutrito tessuto di notazioni, conosciamo, al di là dell'ambito familiare, persone, luoghi, usanze, abitudini segrete e care, ma anche avvenimenti politici dell'epoca. Procedendo nella lettura del romanzo, troviamo altri ricordi che emergono piano piano dall'oblio. Una ventata azzurra di mare: la spiaggia incontaminata di Tré Fontane, in prossimità di un piccolo villaggio di pescatori. E un'emozione pura, un mare ancora pulito come era cinquant'anni fa. Ed è proprio guardando l'immensa distesa marina che comincia per l'autrice un processo di crescita precocissimo, che la porterà a capire che vi sono altri luoghi oltre il paese in cui si è nati. Un altro momento di crescita avviene quando la bambina comincia a sentire i primi dubbi e intravede i difetti del mondo degli adulti che era stata abituata a considerare come l'unico depositario della verità. Purtroppo sarà a prezzo di una dolorosa lacerazione che l'autrice entrerà nell'adolescenza per lasciare l'infanzia spensierata e iniziare il cammino verso la futura vita di donna. La morte del padre, infatti, coincide con la fine del decennio e dell'età felice e conclude la narrazione attraverso pagine che sono tra le più toccanti del libro. Oggi, nel terzo millennio, gli anni '50 non sono che una metafora. Bisogna ringraziare Anna Antonimi che con «I giorni sono stanze di cristallo» consente ai giovani di conoscere un periodo della nostra storia e ai meno giovani di ritrovare il paradiso infantile che credevano perduto per sempre. (Adriana Piazza - Nuovo Mezzogiorno 2004)


2 novembre 2001

A ciascuno il suo sentimento. A Davide Romano quello maldestro.
Una raccolta di poesie per raccontarlo nelle difficoltà a tessere un rapporto duraturo
CONVERSANDO D'AMORE

di Maurizio Rizza

Non so se qualcuno abbia mai pensato di scrivere una storia del modo di concepire l’amore, di descriverlo, di analizzarlo, di viverlo attraverso i secoli. A pensarci bene sarebbe un’impresa affascinante, e nel contempo quanto mai difficile. Pensate un po’ quanti scrittori, poeti, pittori, scultori, per non parlare di cantanti e librettisti d’opera, hanno dedicato a questo tema chili di carta e fiumi d’inchiostro! Un esercito imponente e multiforme per luogo e data di nascita, per tradizioni culturali e personali sensibilità. Un esercito che si ingrossa anno dopo anno, e che sicuramente non avrà mai fine. Perché l’amore ha tali e tante sfaccettature da offrire sempre nuovi spunti di riflessione, e tante nuove storie da raccontare e versi da comporre. Per limitarci soltanto agli aggettivi che lo hanno qualificato, esso è stato: cortese, effimero, fragile, passionale, contorto, ambiguo, assoluto, intenso, arido, violento, frustrato, paranoico, virtuale, disincantato, paterno o materno, filiale, divino, ecc. ecc.

Tante definizioni quanti sono gli oggetti e i soggetti dell’amore, e quanti sono i particolare modi in cui ciascuno manifesta il suo sentimento. E non dimentichiamo infine le delusioni, i risentimenti, le vendette, le stanchezze che un amore non corrisposto o miseramente fallito può generare. A questa gamma sterminata si aggiunge ora “L’amore maldestro”, mandato in questi giorni in libreria dalle Edizioni La Zisa (pp. 32, L. 3.000) di Davide Romano, giornalista di professione, e poeta per diletto.

Che cosa sia l’amore maldestro, non è facile arguirlo ad una prima e sommaria lettura delle venti liriche che compongono l’agile volumetto, che in copertina riporta un malizioso ed illuminante disegno a china di Francesco Paolo Scrima. L’autore non parla, infatti, soltanto dell’amore tra un uomo e una donna, ma anche tra l’uomo e la divinità, tra il figlio e il padre, dell’amore carnale e di quello che si nutre di ricordi o di pure fantasie. Ed a ciascuno di essi dedica una lirica. Ma in che senso dunque questo amore può essere maldestro?

A me sembra che Davide Romano colga attraverso questi versi, alcuni veramente eccellenti, (come, per es.: “Avrei voluto”, “Stanchezza”, “Assurda notte”, o “A mio padre con rabbia”, che da sola vale un libro intero) un aspetto particolare, seppure non inedito, della difficoltà che ha ciascuno di noi con l’oggetto del proprio amore. Una difficoltà che oggi ha assunto proporzioni preoccupanti, proprio per l’incapacità di ascoltare ciò che l’altro vorrebbe da noi.

Naturalmente ci sono, per fortuna, anche coloro che sanno amare, e che riescono a tessere un rapporto costruttivo e duraturo.

Così come ci sono famiglie sane, oltre a quelle malate. E preti che amano Dio e da questo sono ricambiati nell’esercizio della loro missione. E si può anche amare un’idea, una bandiera, e servirla disinteressatamente una esistenza intera, e non restarne delusi. Ma qui ci interessano gli altri, quelli che amano senza conoscerne l’essenza vera, che fabbricano parole infuocate di passione senza saperne il significato, che chiedono tutto senza dare nulla in cambio. Sono animali che si annusano e si accoppiano spinti da un desiderio che credono amore, ma che tutto è tranne che amore. E quando l’oggetto amato non corrisponde ai desideri, quando manifesta il suo disappunto e infine s’incammina per nuove strade, sono lesti ad addossargli tutte le colpe.

Questi individui non hanno la capacità di pensare solo per un attimo che tutto deriva dal loro modo maldestro di amare.

Queste sono le riflessioni che mi ha suggerito il libretto di Davide Romano. Ognuno può ricavarne altre, diverse dalle mie. E se pure la poesia oggi non è di moda, io spero che qualcuno voglia spendere un poco del suo tempo a leggerle. Non imparerà frasi da ripetere nelle circostanze più


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